La base italiana di Ali Al Salem, nel distretto di Al Jahrah, in Kuwait, è tornata sotto attacco. Nelle prime ore di domenica 15 marzo, un drone di fabbricazione iraniana ha centrato un hangar all’interno della struttura, distruggendo completamente un velivolo a pilotaggio remoto della Task Force Air italiana, impegnato nell’ambito dell’operazione Prima Parthica. Il bilancio, per quanto riguarda il personale, è fortunatamente pari a zero: nessun ferito, nessuna vittima.

A comunicarlo ufficialmente è stato il generale Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa, che ha immediatamente contattato il Colonnello Mangini per verificare le condizioni dei militari presenti nella base. Secondo Portolano: “Il velivolo a pilotaggio remoto costituiva un assetto indispensabile per la continuità delle operazioni ed era rimasto nella base proprio per garantire tale continuità“. La conferma è arrivata netta: al momento dell’esplosione, tutto il personale italiano si trovava in sicurezza all’interno dei rifugi. Portolano ha poi informato senza indugio il ministro della Difesa Guido Crosetto, con cui si è detto in costante contatto per monitorare la situazione di tutti i contingenti italiani all’estero.
Non si tratta di un episodio isolato. Secondo quanto ricostruito dalla Rivista Italiana Difesa attraverso l’analisi di immagini satellitari, dal 28 febbraio a oggi si contano circa una ventina di attacchi confermati sulla sola Ali Al Salem. Nei raid precedenti erano già stati danneggiati la zona italiana degli alloggi, due hangar e una tensostruttura dove solitamente operano i quattro Eurofighter Typhoon dell’Aeronautica Militare. Anche il settore kuwaitiano della base ha subito danni significativi, con due edifici e due hangar colpiti.
La progressiva riduzione del contingente era già in corso da giorni. Delle 321 unità originariamente schierate, ben 239 erano state spostate in Arabia Saudita nell’ambito delle misure precauzionali adottate in risposta all’escalation regionale. Gli 82 rimasti svolgono esclusivamente le attività ritenute essenziali per la missione. Anche il drone distrutto oggi, come precisato dallo Stato Maggiore, era stato intenzionalmente lasciato in loco per garantire la continuità operativa: un dato che rende ancora più evidente quanto le scelte sul terreno siano il frutto di calcoli molto precisi tra necessità e rischio.
Sul fronte sindacale, il SIAM, Sindacato Aeronautica Militare, ha espresso sollievo per l’incolumità dei colleghi, sottolineando però come l’evento imponga una riflessione seria. In una nota ufficiale, il sindacato ha chiesto al governo un approfondimento immediato sulle condizioni di sicurezza e sulle misure di protezione attualmente attive nella base, definendo l’accaduto “un attacco balistico in una situazione di oggettivo rischio”.
Il contesto in cui si inserisce questo ennesimo attacco è quello di una crisi regionale in rapida evoluzione: i Corpi delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana (Pasdaran) hanno rivendicato il colpo di ieri come parte di una serie di offensive coordinate contro basi statunitensi e dei loro alleati nel Golfo Persico. Sul tavolo del governo italiano, nel frattempo, è già aperto un dossier per il possibile invio di sistemi di difesa aerea nella regione, tra cui dispositivi anti-drone e missili Samp-T, nonché la valutazione sull’eventuale dispiegamento di una fregata nelle acque del Golfo.



