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Home » Attualità » Terzo Oscar per Sean Penn, ma il suo posto è vuoto: “Le mie statuette servono altrove”

Terzo Oscar per Sean Penn, ma il suo posto è vuoto: “Le mie statuette servono altrove”

Sean Penn ha vinto il suo terzo Oscar 2026 come attore non protagonista, ma non era alla cerimonia. Secondo il NYT, si trovava in Ucraina da Zelensky.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino16 Marzo 2026
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Sean Penn in una scena di Una battaglia dopo l'altra
Sean Penn in una scena di Una battaglia dopo l'altra (Warner Bros.)

Sean Penn ha vinto il suo terzo Oscar nella notte del 15 marzo 2026, entrando in un club ristrettissimo, ma non era lì a ritirarlo. Secondo il New York Times, che cita due fonti anonime, l’attore si trovava in Ucraina. Kieran Culkin, vincitore dell’anno scorso, ha accettato la statuetta a suo nome con un commento secco dal palco: che Penn “non poteva essere qui stasera. Oppure non voleva“.

Il premio è arrivato per il ruolo del colonnello Steven J. Lockjaw in Una battaglia dopo l’altra, il film di Paul Thomas Anderson con Leonardo DiCaprio, Benicio Del Toro e Regina Hall, premiato come migliore film agli Oscar 2026. Con questa vittoria, Penn raggiunge Jack Nicholson, Daniel Day-Lewis, Meryl Streep, Ingrid Bergman e Walter Brennan: tutti attori che hanno vinto almeno tre volte il riconoscimento più ambito di Hollywood. Tranne che per la serata dei Golden Globe, dove è rimasta famosa la foto di lui che si accende una sigaretta durante la cerimonia, Penn ha saltato ogni appuntamento della stagione dei premi, compresi i BAFTA e gli Screen Actors Guild Awards, nonostante avesse vinto entrambi.

Non è una novità. Penn aveva già disertato le cerimonie in cui era stato nominato nel 1996, nel 2000 e nel 2002. È andato agli Oscar solo quando ha vinto: nel 2004 per Mystic River e nel 2009 per Milk, il biopic sul politico e attivista gay Harvey Milk. In quell’occasione, il discorso di accettazione fu una doppietta: prima riconobbe quanto fosse difficile sopportare le sue posizioni pubbliche, poi attaccò chi si opponeva al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Non esattamente il classico ringraziamento agli agenti e alla famiglia.

Il legame con l’Ucraina va ben oltre la semplice solidarietà di facciata. Penn era già a Kyiv nella notte tra il 23 e il 24 febbraio 2022, poche ore prima dell’invasione russa su larga scala, per girare il documentario Superpower con il co-regista Aaron Kaufman. Da quella notte, Volodymyr Zelensky e Penn sono diventati amici. Penn ha definito l’Ucraina “un avamposto della democrazia”, sostenendo che lasciarne cadere la resistenza significherebbe perdere qualcosa di fondamentale nello spirito americano.

Nel 2022 aveva già minacciato di fondere i suoi Oscar se l’Academy non avesse dato a Zelensky la possibilità di parlare alla cerimonia. In seguito, ha donato fisicamente una delle sue statuette al presidente ucraino, dicendogli di tenerla e portarla a Malibu “dopo che tutto sarà finito e il paese sarà al sicuro”. Ma la dichiarazione più diretta risale al 2023, in un’intervista a Variety, quando Penn ha spiegato cosa gli era passato per la testa durante la notte degli schiaffi tra Will Smith e Chris Rock, mentre l’Academy rifiutava di dare voce a Zelensky:

“Ho pensato: accidenti, do tutto all’Ucraina. Possono fonderli e trasformarli in proiettili da usare contro i russi“

Le statuette alla fine non sono state fuse. Ma il gesto di darne una a Zelensky ha fatto il giro del mondo.

L’attivismo di Penn non è nato con la guerra in Ucraina. Prima dell’invasione dell’Iraq, scrisse sul Washington Post un pezzo contro il conflitto, poi si recò a Baghdad per verificare di persona l’inesistenza delle armi di distruzione di massa. Coordinò operazioni di soccorso a New Orleans dopo l’uragano Katrina, e ad Haiti dopo il terremoto del 2010, attraverso l’organizzazione CORE che lui stesso aveva fondato. È un impegno che va avanti da oltre vent’anni, lontano dai riflettori e dalle cerimonie.

Che fosse esattamente in Ucraina nella notte degli Oscar 2026 o semplicemente da qualche parte in Europa, il messaggio è lo stesso che Penn manda da anni: ci sono cose più urgenti di uno show televisivo in smoking.

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