Non sono giorni facili e la conferma arriva direttamente dalla quantità di messaggi minacciosi che il presidente americano Donald Trump sta affidando ai suoi social. Ora, la deadline per un ulteriore inasprimento del conflitto è fissata per domani, 7 aprile, alle 8 di sera. Trump ha lanciato quello che definisce l’ultimatum finale a Teheran: riaprire lo Stretto di Hormuz entro le 20 ora locale di martedì 7 aprile, oppure affrontare un attacco militare totale contro le infrastrutture del Paese. “Faccio saltare tutto il paese per aria, sarà l’inferno se i bastardi dell’Iran non aprono il fo*t*to Stretto di Hormuz“.
Trump on his Iran deadline:
Tuesday, 8:00 P.M. Eastern Time! pic.twitter.com/2q0OMLXCkJ
— Clash Report (@clashreport) April 5, 2026
Trump ha inondato i social network e rilasciato dichiarazioni a diverse testate giornalistiche – tra cui NBC News, Fox News, ABC News e Axios – ribadendo la stessa minaccia con sfumature sempre più aggressive. “Martedì in Iran sarà il ‘Giorno delle centrali elettriche’ e il ‘Giorno dei ponti’, tutto in uno. Non c’è mai stato niente di simile. Aprite quel fottuto Stretto, pazzi ba*t*ardi, o finirete all’inferno“, ha scritto su Truth Social, concludendo paradossalmente con “Sia lodato Allah“.
La domanda che il mondo si pone è quale sia la natura delle minacce e quanto il diritto internazionale possa approvare l’attacco a obiettivi – centrali elettriche, ponti, impianti di desalinizzazione e altre infrastrutture civili – che sono le basi della vita quotidiana dei 93 milioni di abitanti dell’Iran. Se dovessero realmente essere distrutti si configurerebbe il reato di crimini di guerra.
La questione non sembra però condizionare la strategia del presidente americano. Trump non ha escluso nemmeno l’ipotesi di un intervento di truppe di terra sul suolo iraniano. La cronologia della crisi mostra una serie di ultimatum e rinvii che hanno caratterizzato le ultime settimane. Trump aveva posto una prima scadenza per il 21 marzo, poi spostata al 6 aprile e infine slittata alle 20 del 7 aprile.
La risposta di Teheran è stata ferma e inequivocabile. Mohammad-Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, si è rivolto direttamente a Trump attraverso X: “Le tue mosse sconsiderate stanno trascinando gli Stati Uniti in un inferno per ogni singola famiglia, e tutta la nostra regione brucerà perché insisti a seguire gli ordini di Netanyahu“. Ghalibaf ha aggiunto: “Non illudetevi. Non otterrete nulla commettendo crimini di guerra. L’unica vera soluzione è rispettare i diritti del popolo iraniano e porre fine a questo gioco pericoloso“.
Anche Ali Akbar Velayati, ex ministro degli Esteri iraniano, ha lanciato un avvertimento alla Casa Bianca: “Se ripeterete i vostri errori sconsiderati, vi renderete presto conto che il flusso di energia e il commercio globale possono essere interrotti con un solo segnale“. La dichiarazione evidenzia la capacità dell’Iran di estendere il blocco oltre lo Stretto di Hormuz, con conseguenze potenzialmente devastanti per l’economia mondiale.
Le prossime ore saranno decisive per capire se prevarrà la diplomazia o se il mondo assisterà a un’escalation militare senza precedenti. E al centro del dibattito c’è sempre lo Stretto di Hormuz, una delle arterie più vitali per l’economia globale.



