Da due settimane l’Iran è scosso da proteste di massa contro il governo degli ayatollah. Donald Trump ha deciso di schierarsi apertamente con chi scende in piazza, lanciando messaggi che hanno fatto discutere il mondo intero.
Sul suo social Truth, il presidente americano ha scritto un appello diretto: “Patrioti iraniani, continuate a manifestare e prendete il controllo delle istituzioni”. Ha poi aggiunto una promessa che suona quasi come una minaccia: “L’aiuto è in arrivo”. Trump ha anche chiesto ai manifestanti di annotare i nomi di chi li sta reprimendo violentemente, perché “pagheranno un prezzo alto”. Il messaggio si chiude con lo slogan MIGA (Make Iran Great Again), ricalcato sul suo famoso motto elettorale.

Ma cosa intende esattamente con “l’aiuto è in arrivo”? Quando un giornalista della Reuters glielo ha chiesto, Trump ha risposto in modo vago: “Lo scoprirete”. Questa risposta enigmatica ha scatenato speculazioni su possibili interventi militari americani, anche perché ricorda il linguaggio usato prima della cattura del presidente venezuelano Maduro.
Parlando davanti all’Economic Club di Detroit, Trump ha alzato i toni. Ha avvertito che gli Stati Uniti prenderanno “azioni molto forti” se l’Iran continuerà a giustiziare i manifestanti. “Un conto è protestare, un altro è uccidere migliaia di persone”, ha dichiarato, promettendo che per il regime “non andrà a finire bene”.
Nel frattempo, Trump ha già mosso le prime pedine. Ha cancellato tutti gli incontri con funzionari iraniani finché non cesserà quella che ha chiamato “l’insensata uccisione di manifestanti”. Soprattutto, ha imposto dazi del 25% su qualsiasi attività commerciale che altri Paesi svolgano con l’Iran, una mossa economica entrata immediatamente in vigore per soffocare Teheran.
Secondo il sito Axios, c’è un dettaglio che potrebbe spiegare le intenzioni di Trump. L’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff avrebbe incontrato segretamente Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià di Persia, deposto dalla rivoluzione islamica del 1979. Sarebbe il primo contatto ufficiale tra l’opposizione iraniana e l’amministrazione Trump dall’inizio delle proteste.
Pahlavi vive in esilio negli Stati Uniti e si sta proponendo come possibile leader “transitorio” se il regime dovesse cadere. Gli americani sono rimasti sorpresi dal fatto che durante molte manifestazioni i partecipanti abbiano scandito proprio il suo nome. Sondaggi pubblici di novembre 2025 mostrano che circa un terzo degli iraniani sostiene l’ex principe ereditario, più di qualsiasi altro esponente dell’opposizione.
Il segretario di Stato Marco Rubio avrebbe dichiarato in incontri riservati che l’amministrazione sta valutando risposte non militari per sostenere i manifestanti. Secondo fonti di Axios, le discussioni sono ancora a uno stadio iniziale e non si è ancora deciso nulla su un eventuale intervento armato.
Tuttavia, le parole di Trump hanno fatto pensare al peggio. Il senatore repubblicano Lindsey Graham ha paragonato il presidente a Reagan, sostenendo che il regime cadrà grazie al “coraggio patriottico dei manifestanti” combinato con “l’azione decisiva” di Trump. Graham ha però precisato: “Niente truppe sul terreno, ma un dispiegamento infernale” contro un regime che ha oltrepassato ogni limite.
Trump ha anche consigliato agli alleati americani di evacuare l’Iran, definendo il Paese “molto fragile” e il regime composto da “mostri” che hanno rovinato una nazione un tempo “grande”.
In questa crisi si è inserito anche Elon Musk. Il miliardario ha annunciato che Starlink offrirà internet gratuito in Iran, eliminando i costi di abbonamento per permettere ai manifestanti di comunicare liberamente, aggirando le restrizioni imposte dal governo.
La Russia ha reagito con durezza. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha definito i nuovi dazi “un ricatto sfacciato” e ha bollato come “assolutamente inaccettabili” le minacce americane, avvertendo di possibili “conseguenze terribili” per il Medio Oriente.

Diversi Paesi europei hanno richiamato i propri ambasciatori dall’Iran, tra cui Italia, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Danimarca, Finlandia, Portogallo e Olanda. L’Italia ha anche convocato l’ambasciatore iraniano a Roma. Il cancelliere tedesco Merz si è spinto a dire che questi sono “gli ultimi giorni e settimane per il regime iraniano”, mentre l’Alta rappresentante dell’Ue Kaja Kallas è stata più cauta, affermando che “non è chiaro se il regime cadrà o meno”. Ursula von der Leyen ha annunciato nuove sanzioni contro chi sta reprimendo le proteste.
Il Qatar ha offerto la propria mediazione tra Iran e Stati Uniti, mentre il portavoce del partito del presidente turco Erdogan ha avvertito che “interventi dall’esterno produrrebbero crisi” nella regione.
Nessuno lo sa con certezza, nemmeno gli esperti. In base al testo e alle dichiarazioni raccolte, Trump potrebbe riferirsi a diverse possibilità: un sostegno economico e logistico ai manifestanti (come l’internet gratuito di Starlink), un rafforzamento delle sanzioni per strangolare economicamente il regime, un supporto all’opposizione in esilio guidata da Reza Pahlavi, oppure – nello scenario più estremo – un intervento militare mirato. Le sue parole volutamente ambigue lasciano aperte tutte queste opzioni, forse proprio per tenere sotto pressione il regime di Teheran senza svelare le carte.



