In questi giorni convulsi di conflitto tra USA-Israele e Iran le minacce di ritorsioni anche gravi da una parte e dall’altra non sono mancate, ma mai come in queste ore la paura che si possa toccare il punto di non ritorno è alta. Il presidente americano Trump ha scritto sul suo social Truth:
“Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà“, ha scritto Trump sul suo social Truth in un messaggio che ha fatto il giro del mondo. Tuttavia, nello stesso post il presidente statunitense ha aggiunto una nota di speranza condizionata: “Ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, in cui prevalgono menti diverse, più acute e meno radicalizzate, forse potrebbe accadere qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario, chissà. Lo scopriremo stanotte“. Messaggio che non tranquillizza affatto.
“A whole civilization will die tonight”
Donald Trump has issued a statement on Truth Social, seemingly referring to his deadline for Iran to reopen the Strait of Hormuz.
He adds “maybe something revolutionarily wonderful can happen, WHO KNOWS?”.
https://t.co/USH18TtBJS pic.twitter.com/aBmVsfla40— Sky News (@SkyNews) April 7, 2026
Intanto sono ore di attacchi intensificati, soprattutto su infrastrutture strategiche in tutto l’Iran, compresi ponti, autostrade e aeroporti. L’agenzia iraniana Mehr ha riferito di “diverse esplosioni” sulla strategica isola di Kharg, principale hub iraniano per l’esportazione del petrolio, attraverso cui transita il 90% del greggio del Paese. Secondo fonti americane citate dal giornalista di Axios Barak Ravid, i raid avrebbero preso di mira principalmente installazioni militari presenti sull’isola.
Per scoraggiare incursioni, i leader iraniani hanno chiesto alla popolazione di formare catene umane intorno alle centrali elettriche del paese. Un noto musicista iraniano, Ali Ghamsari, ha annunciato di essersi accampato fuori dalla centrale che fornisce metà dell’elettricità a Teheran.
Sul fronte diplomatico, il presidente americano ha minacciato di bombardare lo Stretto di Hormuz se non verrà riaperto entro oggi, ma la risposta dei Pasdaran è stata tutt’altro che pacifica: il petrolio sarà bloccato per anni, fanno sapere. L’escalation militare ha avuto immediate ripercussioni sui mercati energetici. Il prezzo del petrolio ha consolidato i rialzi della mattinata dopo i raid sull’isola di Kharg: il Wti del Texas è cresciuto dell’1,92% a 114,57 dollari al barile, mentre il Brent del Mare del Nord ha registrato un avanzamento dell’1% a 110,77 dollari.
Il governo italiano ha varato un decreto legge con misure per contenere l’impatto dell’aumento dei carburanti, che prevede un taglio delle accise e sostegni specifici per il settore dei trasporti su gomma, ma le conseguenze economiche del conflitto si stanno già facendo sentire a livello globale. Per il portavoce del ministero degli Esteri Majed al-Ansari, l’escalation lasciata incontrollata ci porterà a una situazione in cui non potrà più essere gestita e siamo molto vicini a quel punto.



