Era un sabato mattina del luglio 1994. Paolo Adinolfi, giudice della Corte d’Appello da pochi giorni, uscì di casa in via della Farnesina alle 9 del mattino. Disse alla moglie Nicoletta che sarebbe tornato per pranzo. Non lo fece mai più. Dopo 31 anni da quella misteriosa sparizione del 2 luglio 1994, dall’alba di oggi, cani molecolari e investigatori hanno iniziato a scavare sotto la Casa del Jazz di Roma, la struttura culturale su via Cristoforo Colombo nata sulle ceneri di un bene sequestrato alla malavita organizzata. La decisione è stata presa dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura, in seguito a una richiesta dell’ex giudice Guglielmo Muntoni. Non è ancora chiaro sulla base di quali informazioni o novità investigative sia scattata l’operazione.
Paolo Adinolfi aveva 52 anni quando scomparve. Nato a Roma nel 1942, si era laureato in Giurisprudenza e aveva sposato Nicoletta Grimaldi, conosciuta durante gli anni universitari. Dopo aver vinto il concorso in Magistratura aveva partecipato a Milano alla stagione dei cosiddetti Pretori d’assalto, giovani magistrati che non temevano di mettere le mani negli affari dei potenti. Nel 1977 era tornato a Roma, lavorando a lungo presso la Sezione Fallimentare del Tribunale Civile, un ufficio che decide su questioni che possono avere risvolti anche in vicende di criminalità.
Quel sabato mattina di luglio, contrariamente alle sue abitudini, Adinolfi decise di uscire per sbrigare alcune commissioni in zona tribunale. Profondamente religioso e dedito al lavoro fino all’ossessione, lavorava spesso anche fuori orario e durante i fine settimana. Tra le 10 e le 10.30 si recò nella biblioteca del tribunale per ritirare due fotocopie di una sentenza. Non era solo: con lui c’era un giovane sui 30 anni che l’inserviente presente non aveva mai visto. Quando gli fu chiesto se avesse bisogno di qualcosa, Adinolfi rispose semplicemente: “No, è con me”. Quel giovane non è mai stato rintracciato.
Nel corso della mattinata il giudice si recò allo sportello bancario del Tribunale Civile in viale delle Milizie per estinguere il suo conto e trasferirlo a piazzale Clodio, evidentemente per praticità visto che da qualche tempo lavorava lì. Alle Poste di piazzale Clodio pagò un paio di bollette per conto della madre anziana, che abitava ai Parioli in un appartamento dove lui teneva un piccolo studiolo per dedicarsi ad alcune pratiche fuori dall’orario di lavoro. Un collega che lo incrociò mentre usciva dal tribunale lo descrisse come in preda a preoccupazione e disagio.
Da questo momento in poi il comportamento di Adinolfi diventa inspiegabile. Invece di recarsi all’appartamento della madre in via Slataper, deviò verso il Villaggio Olimpico, parcheggiò l’auto in via Svezia e percorse un chilometro a piedi sotto il sole cocente per recarsi all’ufficio postale di zona. Da lì spedì alla moglie un vaglia di 500mila lire che le arrivò esattamente una settimana più tardi.
Ancora più inspiegabile è l’ultima testimonianza: una persona sostenne di aver visto Adinolfi su un autobus diretto verso Termini, quando invece era uscito di casa in macchina, poi ritrovata al Villaggio Olimpico. Nicoletta Grimaldi Adinolfi ha descritto così la sparizione del marito: “È come se lei camminasse per la strada, a un certo punto c’è una buca, ci casca dentro e scompare“.
Le indagini si sono concentrate fin da subito sul lavoro di Adinolfi nella Sezione Fallimentare, dove aveva dovuto trattare casi spinosi legati alla necessità di reinvestire i profitti delle attività criminali. Il magistrato si era occupato del fallimento della Fiscom e della Ambra Assicurazioni. Nel primo caso fu condannato in primo grado Enrico Nicoletti, considerato dagli investigatori il cassiere della Banda della Magliana. Per molto tempo si è ipotizzato che il giudice fosse sepolto in una proprietà di Nicoletti, proprio come l’attuale Casa del Jazz dove ora si sta scavando.
Adinolfi aveva chiesto e ottenuto con inconsueta rapidità il trasferimento alla Corte d’Appello, fatto che aveva sorpreso colleghi e familiari. Poco prima della scomparsa aveva confidato di avere l’impressione di essere pedinato. C’erano voci secondo cui fosse pronto a deporre una testimonianza importante, ma non si è mai saputo su quale caso.
L’inchiesta sulla sua sparizione è stata archiviata, ma i misteri sono rimasti. Nel corso degli anni si sono fatte numerose ipotesi, chiamando in causa imprenditori falliti, alti magistrati, politici, criminali, faccendieri, riciclatori professionisti di soldi sporchi, i Servizi Segreti e naturalmente la Banda della Magliana.
La moglie Nicoletta e i figli Giovanna e Lorenzo hanno atteso invano per decenni una risposta. Il figlio Lorenzo ha più volte chiesto che il padre venga ricordato assieme ai colleghi magistrati uccisi in servizio, mentre la figlia Giovanna ha denunciato la differenza di trattamento: “Calabresi e gli altri trattati come eroi, ma mio padre giudice?“. Ora, forse, la possibile svolta.



