Un intervento di routine si è trasformato in una vera e propria emergenza sanitaria nella Sicilia orientale. Quasi 30 pazienti che si sono sottoposti a un’operazione di cataratta in cliniche private catanesi hanno sviluppato gravi infezioni oculari che, in alcuni casi, potrebbero portare alla perdita della vista. I ricoveri in prognosi riservata si sono moltiplicati negli ospedali di Catania, Ragusa ed Enna, costringendo la Procura ad aprire un’inchiesta con l’ipotesi di reato di lesioni gravissime.
La notizia, emersa il 22 ottobre 2025, ha sollevato interrogativi inquietanti sulla sicurezza delle procedure chirurgiche e sulle possibili cause di questa ondata di complicanze. Secondo le prime ricostruzioni, i pazienti hanno cominciato ad accusare dolori intensi e offuscamento della vista poche ore dopo essere usciti dalla sala operatoria. La diagnosi è risultata quasi sempre identica: infezione da Enterococcus faecalis, un batterio particolarmente insidioso che complica notevolmente il trattamento.

L’inchiesta, coordinata dalla procuratrice aggiunta Agata Santonocito, però, sta facendo emergere uno scenario ancora più complesso. Le strutture coinvolte sarebbero infatti due cliniche private distinte, e i ceppi batterici potrebbero essere di due tipologie diverse. Si parla di cluster ben differenziati: circa 30 pazienti trattati negli ospedali catanesi provenienti da una prima struttura, e altri 20 casi meno gravi da una seconda clinica, di cui solo 5 hanno richiesto il ricorso al pronto soccorso.
Nel caso più grave, l’infezione da Enterococcus faecalis rappresenta una condizione particolarmente difficile da trattare. Non è possibile ricorrere alla somministrazione di antibiotici per via sistemica, come avviene normalmente per altre infezioni. La terapia possibile passa attraverso instillazioni intravitreali, un trattamento delicato che richiede iniezioni dirette nell’occhio. Per la seconda clinica, i casi si sarebbero manifestati come endoftalmite, un’infiammazione interna dell’occhio altrettanto seria.
Gli ospedali che hanno accolto i pazienti hanno immediatamente attivato protocolli di emergenza. L’azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania, dove sono ricoverati quattro pazienti in prognosi riservata, ha disposto una sanificazione straordinaria delle sale operatorie e l’utilizzo di lotti diversi di materiali chirurgici. Al Policlinico Rodolico San Marco di Catania sono invece sei i ricoverati sottoposti a terapia antibiotica intensiva. Altri pazienti sono stati trattati presso il Centro oculistico europeo di Aci Castello e in varie strutture delle province limitrofe.
Le domande che rimangono aperte sono numerose e preoccupanti. Si tratta di pure coincidenze o esiste un collegamento tra le due strutture? Le prime ipotesi mediche hanno puntato verso una possibile contaminazione ambientale o carenze nelle pratiche di sterilizzazione del materiale chirurgico. Tuttavia, le analisi preliminari sui filtri e sui liquidi utilizzati hanno confermato la piena sterilità dei prodotti, spostando l’attenzione verso eventuali anomalie nella gestione o nella manutenzione delle sale operatorie.
Il caso, inoltre, è stato segnalato anche al Ministero della Salute, trasformando quello che sembrava un problema locale in una questione di rilevanza nazionale. Le autorità sanitarie attendono ora direttive sull’avvio di ulteriori indagini, mentre la Procura continua il suo lavoro investigativo per stabilire se ci siano state negligenze o violazioni dei protocolli sanitari. L’ipotesi di reato di lesioni gravissime per aver causato l’indebolimento permanente del senso visivo è particolarmente severa e riflette la serietà delle conseguenze subite dai pazienti.



