Quando Zohran Mamdani ha annunciato il suo trasferimento a Gracie Mansion, la residenza ufficiale del sindaco di New York nell’Upper East Side, nessuno si aspettava che la sua prima battaglia sarebbe stata per i bidet. Eppure il neo-sindaco democratico ha dichiarato apertamente di voler installare questi sanitari nella storica dimora affacciata sull’East River, portando nella Grande Mela un dispositivo comune in Italia e in India, patria dei suoi genitori.
Non si trattava di una battuta. La missione bidet è diventata un vero dibattito pubblico, rompendo con la tradizione di chi l’ha preceduto. Mike Bloomberg aveva ristrutturato completamente gli interni della residenza (pur continuando a vivere altrove), Ed Koch aveva fatto installare un barbecue da interno. Ma nessuno aveva mai affrontato la questione del bidet, oggetto ancora misterioso per gli americani.
Visualizza questo post su Instagram
L’iniziativa di Mamdani non cade nel vuoto. Secondo un sondaggio della National Kitchen and Bath Association su settecento designer d’interni, il 76% dei proprietari di casa cerca oggi sanitari con funzioni integrate, mentre il 48% dei progettisti prevede che i bidet diventeranno popolari negli Stati Uniti nei prossimi tre anni.
I numeri confermano la tendenza: Tushy, azienda di Brooklyn fondata nel 2015, ha già venduto due milioni di pezzi sul mercato americano. Justin Allen, amministratore delegato dell’azienda, ha raccontato al New York Times come sia cambiata la percezione: “Quando abbiamo iniziato, i bidet erano considerati un lusso inaccessibile e qualcosa di strano. Ma dopo averlo provato è difficile dimenticare quanto ci si senta più puliti”.
Anche Caroline Rose Giuliani, figlia dell’ex sindaco repubblicano Rudolph Giuliani, ha espresso sostegno: “Avrei fatto la stessa cosa se avessi conosciuto i bidet quando vivevo lì”, riferendosi agli anni a Gracie Mansion tra il 1994 e il 2001.
La proposta di Mamdani non riguarda solo il comfort personale. L’uso del bidet riduce drasticamente il consumo di carta igienica e soprattutto di salviettine umidificate, responsabili di gravi ostruzioni nelle fognature urbane. Allen ha evidenziato proprio questo aspetto nella sua difesa del prodotto.
Il Dipartimento per la Protezione Ambientale di New York ha rilanciato l’annuncio del sindaco sui social con un video e una didascalia chiara: “Più bidet, meno salviettine umidificate”. Un messaggio che unisce igiene personale e sostenibilità ambientale.
Il bidet nasce probabilmente in Francia nel Medioevo, anche se strumenti simili esistevano già nell’Antica Roma. Il nome significa “cavallino” in francese, per via della posizione a cavalcioni usata nei primi modelli, semplici bacinelle su quattro gambe. Le prime testimonianze scritte risalgono al Settecento, quando comparve nelle case dell’aristocrazia francese.
Inizialmente la diffusione fu limitata dalla scarsa attenzione all’igiene e dalla convinzione che l’acqua fosse dannosa per la salute. Inoltre il bidet venne associato ai bordelli, perché si credeva che il lavaggio intimo dopo i rapporti potesse evitare gravidanze. Questa reputazione negativa pesò soprattutto nei Paesi protestanti.
Con lo sviluppo degli impianti idrici domestici nell’Ottocento, il bidet divenne un apparecchio fisso e cominciò a diffondersi gradualmente. La vera affermazione arrivò dopo la Seconda guerra mondiale, soprattutto nell’Europa meridionale: in Italia, Spagna e Portogallo è diventato elemento comune delle abitazioni. In Italia e Portogallo la sua installazione è persino obbligatoria per legge.
Paradossalmente, in Francia il suo uso è calato dal dopoguerra per ragioni di spazio e costi, anche se resta più diffuso che in Regno Unito, Germania e Stati Uniti.
Ora, con l’iniziativa di Mamdani, New York potrebbe guidare un cambiamento culturale che trasformi questo sanitario da curiosità europea a standard igienico americano.



