La corsa per diventare Capitale italiana della Cultura 2028 è entrata nella fase decisiva. Il Ministero della Cultura ha ufficializzato i dieci progetti finalisti, selezionati dalla giuria incaricata di scegliere la città che porterà a casa il prestigioso riconoscimento. Un passaggio atteso che ogni anno accende aspettative, rivalità gentili e anche un po’ di sana competizione politica tra territori.
Le finaliste saranno convocate a Roma per le audizioni pubbliche di fine febbraio, tappa decisiva prima della proclamazione ufficiale. L’obiettivo è convincere la giuria non solo con numeri e promesse, ma con un’idea riconoscibile di città e di futuro. La Capitale della Cultura, infatti, non è più soltanto un’etichetta da mettere sui manifesti, è un investimento, un test di credibilità, un modo per misurare quanto un territorio riesca a trasformare la cultura in una leva concreta.

Sono 10, dunque, i nomi rimasti in corsa. Una geografia varia che mette insieme borghi e capoluoghi, costa e interno, Nord e Sud. E soprattutto dieci dossier diversi, ciascuno con il suo slogan e la sua promessa di rilancio culturale.
C’è Anagni, in provincia di Frosinone, con Hernica Saxa. Dove la storia lega, la cultura unisce. Poi Ancona, che gioca sul presente con Ancona. Questo adesso. C’è Catania con Catania continua, un titolo che suona come dichiarazione di resistenza e ripartenza dopo anni difficili.
Per la Toscana arriva Colle di Val d’Elsa, in provincia di Siena, con Colle28. Per tutti, dappertutto, mentre la Romagna si presenta con Forlì e I sentieri della bellezza. Dal Sud, invece, spinge forte Gravina in Puglia, in provincia di Bari, con Radici al futuro.
C’è anche Massa, con un progetto dal tono più evocativo: La Luna, la pietra. Dove Tirreno e Apuane incontrano la storia. In Campania corre Mirabella Eclano, in provincia di Avellino, con L’Appia dei popoli, richiamando un asse antico che oggi può tornare a parlare.
La Liguria schiera Sarzana, in provincia di La Spezia, con L’impavida. Sarzana crocevia del futuro. Chiude la lista Tarquinia, in provincia di Viterbo, con La cultura è volo, slogan che punta in alto e guarda al racconto identitario.
Dieci città, dieci progetti, dieci modi di vendere e difendere la propria idea di cultura. Adesso però la sfida diventa più stretta: non basta esserci, bisogna reggere il confronto pubblico.
Il Ministero della Cultura ha convocato le finaliste per le audizioni pubbliche in programma giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026, nella Sala Spadolini a Roma. Ogni città avrà un’ora in tutto: 30 minuti di presentazione e 30 minuti di domande da parte della giuria.
Le audizioni saranno aperte e trasmesse anche in diretta streaming sul canale YouTube del ministero, come previsto dal bando. Il calendario è già scandito: il 26 febbraio toccherà ad Anagni, Ancona, Catania, poi nel pomeriggio Colle di Val d’Elsa e Forlì. Il giorno dopo sarà la volta di Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano, e dopo la pausa pomeridiana Sarzana e Tarquinia.
La proclamazione della Capitale italiana della Cultura dovrà arrivare entro il 27 marzo 2026. Alla vincitrice andrà anche un contributo da un milione di euro, destinato a sostenere il programma presentato nel dossier e a finanziare le attività culturali previste per l’anno del titolo.
Si tratta di un riconoscimento che negli anni passati ha dimostrato di poter generare ricadute importanti sui territori, non solo in termini di visibilità mediatica ma anche di sviluppo turistico, rigenerazione urbana e rafforzamento dell’identità locale. Per questo la competizione è sempre più agguerrita e i progetti sempre più ambiziosi.



