San Giovanni Crisostomo, vescovo e dottore della Chiesa, che si celebra il 13 settembre, è una figura affascinante e complessa. Era noto per la sua eloquenza, tanto da guadagnarsi il soprannome di “crisostomo”, che significa “bocca d’oro”.
Nato ad Antiochia intorno al 349 d.C., Giovanni ricevette un’educazione classica e, dopo la morte del padre, si dedicò agli studi giuridici. Tuttavia, la sua vera vocazione era la vita religiosa. Trascorse tre anni nel deserto come eremita, un periodo di profonda riflessione e preghiera che plasmò il suo spirito e la sua futura predicazione.
Tornato ad Antiochia, fu ordinato diacono e poi sacerdote, distinguendosi subito per la sua straordinaria capacità oratoria e la profonda conoscenza delle Scritture. Il segreto della sua “bocca d’oro” risiedeva nella sua capacità di rendere il Vangelo accessibile ed emozionante.

Nel 398, Giovanni divenne arcivescovo di Costantinopoli, dove continuò la sua opera di evangelizzazione, estendendola anche alle campagne. Le sue omelie criticavano apertamente le ingiustizie sociali e la corruzione del clero. Questa schiettezza, rivolta sia alla politica che alla chiesa, gli procurò numerose inimicizie.
Fu deposto da un gruppo di vescovi, guidati da Teofilo di Alessandria, e poi richiamato dall’imperatore Arcadio. Tuttavia, le sue parole continuarono a infiammare gli animi, portando a due esilii, prima in Armenia e poi sul Mar Nero, dove morì nel 407 d.C.
San Giovanni Crisostomo è venerato in tutto il mondo cristiano, in particolare nelle Chiese ortodosse, dove la cosiddetta Divina Liturgia da lui sviluppata è ancora in uso. Essa è strutturata in tre parti: Proskomidia (preparazione), Liturgia dei Catecumeni (Parola) e Liturgia dei Fedeli (Eucaristia). Attribuita a San Giovanni Crisostomo, unisce preghiere solenni, Scritture e comunione, con un’enfasi su partecipazione comunitaria e teologia.
Oltre alla sua eloquenza, san Giovanni Crisostomo è anche per la sua profonda conoscenza delle Scritture. Insieme a Basilio il Grande e Gregorio Nazianzeno, è considerato uno dei tre Santi Gerarchi, celebrati anche il 27 gennaio.



