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Home » Cultura » Come sono cambiati gli esami di maturità negli anni?

Come sono cambiati gli esami di maturità negli anni?

Dalla riforma di Giovanni Gentile agli esami di oggi, com'è cambiata la maturità negli anni? Scopriamolo qui.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino19 Giugno 2024
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aula
Un'aula scolastica prima dell'esame (fonte: Pixabay)

La nascita dei cosiddetti esami di maturità, ovvero quella serie di prove scritte e orali che completano il ciclo dell’istruzione superiore, è merito di Giovanni Gentile. La riforma scolastica patrocinata nel 1923 puntava a creare la classe dirigente del futuro formata da persone culturalmente avanzate che, prima di accedere all’università, dovessero dimostrare le competenze acquisite durante gli anni del liceo. L’esame finale era molto diverso da come lo conosciamo noi. Esso si caratterizzava da una selezione durissima degli studenti. Operata in base alla conoscenze di materie classiche come latino, greco, filosofia, matematica e storia. Solo i migliori potevano dunque accedere ai vari atenei.

La prima maturità

Giovanni Gentile e Leonardo Severi
Giovanni Gentile e Leonardo Severi (fonte: Il Giornale)

Il primo esame di maturità prevedeva quattro prove scritte, si basava sull’intero programma dei cinque anni del liceo. In commissione erano presenti un professore universitario, tre fra professori e presidi di istituti d’istruzione media di secondo grado e un insegnante appartenente a scuola privata o persona estranea all’insegnamento.

Liceo classico

  • Tema di italiano
  • Versione di greco
  • Versione dal latino all’italiano
  • Versione dall’italiano al latino

Liceo scientifico

  • Italiano
  • Latino
  • Matematica
  • Lingua Straniera

Solo nel 1937 il programma venne ridotto a quello dell’ultimo anno, mentre nel 1940, grazie all’azione del Ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai, la commissione d’esame divenne tutta interna.

La democratizzazione degli esami

La preparazione agli esami di Maturità
La preparazione agli esami di Maturità (fonte: Pexels)

Nel Dopoguerra si attua per fortuna un processo di democratizzazione dell’istruzione.

Anno cruciale fu il 1969 con la riforma che portò l’esame di maturità a tutti i tipi di scuole secondarie superiori e non solo a quelle classiche (i licei, insomma). Anche l’università fu accessibile per tutti. Sempre in quegli anni le prove d’esame si adeguarono ai vari indirizzi, rendendo il test più equo e accessibile. La commissione d’esame era mista, ovvero formata da membri interni e commissari esterni. C’erano due prove scritte, due materie all’orale e voto espresso in sessantesimi.

Negli anni ’90 un’altra svolta fu quella portata dal Ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer che nel 1997 sancì una riforma secondo la quale l’esame fosse costituito da tre prove scritte e un colloquio orale su tutte le materie. Berlinguer reintrodusse i commissari esterni per “giudicare” studentesse e studenti con imparzialità, con voto espresso in centesimi. Delle tre prove scritte la prima era d’italiano, la seconda specifica per l’indirizzo (entrambe nazionali), la terza, infine, multidisciplinare, era elaborata dalle singole commissioni.

Nel 2017, con la cosiddetta riforma della Buona scuola, il numero delle prove scritte passò da tre a due. Restava invariata la prova d’italiano, mentre la seconda si modulava in base all’indirizzo di studio. Cambiava anche l’orale con l’introduzione delle buste, dove si trovavano delle tracce da seguire per sostenere il colloquio orale.

Una prova quasi a sorpresa che spingeva ragazze e ragazzi a non fermarsi a una conoscenza superficiale dell’argomento ma a operare ragionamenti e riflessioni più ricchi. Sul voto finale, inoltre, pesava tutto il percorso scolastico complessivo, a partire dai crediti degli ultimi tre anni di scuola superiore.

Nel 2019, la Riforma Bussetti cambiò ancora una volta gli esami di stato. Tra i cambiamenti più rilevanti, l’eliminazione della tesina e della terza prova. Gli scritti erano due. Tra questi, nella prima prova sparì il saggio breve, mentre raddoppiarono le tracce di tipologia A, l’analisi del testo e il tema di attualità.

In particolare, per ciò che concerne gli orali, sono rimaste le “buste”, ma il loro contenuto è stato ridefinito per renderlo meno imprevedibile. Marco Bussetti reintrodusse anche l’educazione civica, o meglio la valutazione delle competenze acquisite nelle discipline di Cittadinanza e Costituzione durante il colloquio. In più, nella seconda prova scritta aggiunse ulteriori specificità, combinando varie materie a questa prova, combinando materie diverse, per esempio matematica e fisica per lo scientifico.

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