Tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre, circa un miliardo di persone in tutto il mondo si prepara a celebrare una delle festività più sentite e antiche del panorama religioso mondiale. Diwali, conosciuta anche come Deepavali, è la festa delle luci dell’induismo, un evento che trasforma l’India, l’Asia meridionale e le comunità della diaspora indiana in un caleidoscopio di luci, colori e spiritualità. Quest’anno la celebrazione cade proprio oggi 20 ottobre.
Il nome stesso della festa racchiude il suo significato più profondo: Deepavali deriva dalle parole sanscrite deepa, che significa “lampada”, e avali, che significa “fila”. Letteralmente, dunque, si tratta della “fila di lampade”, quelle migliaia di piccole lampade di argilla chiamate diya che vengono accese fuori dalle case, sui davanzali, sulle terrazze e lungo le strade per simboleggiare la luce interiore che protegge dall’oscurità spirituale. La festa cade tradizionalmente nella notte di luna nuova del mese lunare di Karttika, precisamente nel quattordicesimo giorno di luna calante, rendendo il contrasto tra buio naturale e luminosità artificiale ancora più suggestivo e simbolico.
Nata in India oltre 2.500 anni fa, Diwali rappresenta per la maggior parte delle tradizioni religiose il ritorno trionfale del dio Rama ad Ayodhya, dopo quattordici anni di esilio in una foresta. Rama, avatar del dio Vishnu, aveva appena sconfitto il demone Ravana, incarnazione del male. Il popolo della città, per celebrare il suo ritorno vittorioso, accese file di lampade in suo onore, creando quella tradizione luminosa che si perpetua ancora oggi. Questa narrazione rappresenta il cuore simbolico della festa: la vittoria della luce sulle tenebre, della conoscenza sull’ignoranza, del bene sul male.
Ma Diwali non è una celebrazione univoca. Nel sud dell’India la festa assume un significato diverso, commemorando l’uccisione del demone Narakasura da parte del dio Krishna, un altro avatar di Vishnu. Esiste poi una terza narrazione, particolarmente potente e diffusa, che vede in Diwali la celebrazione della dea Lakshmi, divinità della ricchezza e della prosperità, chiamata Kali nel Bengala. Secondo questa tradizione, le luci vengono accese proprio per illuminare il cammino di Lakshmi verso le case e gli uffici, invitando la dea a portare abbondanza e fortuna per l’anno a venire.
La festa non appartiene solo all’induismo. Per i giainisti, Diwali segna addirittura l’inizio del nuovo anno ed è un momento fondamentale per rinsaldare i legami familiari e comunitari. Anche la comunità sikh celebra in questa data il Bandi Chhor Divas, il “giorno della liberazione”, che commemora un evento storico del 1619: la liberazione dalla prigione di Gwalior del Guru Hargobind Sahib Ji insieme a 52 principi indiani. Secondo la tradizione, il guru aveva progettato un mantello speciale con 52 strisce di stoffa, permettendo a tutti i prigionieri di tenersi a una striscia e uscire insieme dal forte, rispettando così la condizione imposta dall’imperatore Mughal. Al suo ritorno ad Amritsar, i sikh illuminarono il Tempio d’oro con migliaia di candele, una tradizione che continua ancora oggi con spettacolari illuminazioni.

I preparativi per Diwali iniziano settimane prima della data effettiva. Le case vengono pulite da cima a fondo in un rituale di purificazione che simboleggia l’eliminazione delle energie negative. Le famiglie si dedicano allo shopping, acquistando soprattutto utensili per la cucina e oro, considerati oggetti di buon auspicio. Le stanze principali delle abitazioni vengono decorate con le piccole diya e con i rangoli, intricati disegni geometrici e floreali creati sulla soglia di casa utilizzando polveri colorate, riso, sabbia o fiori. Questi mandala temporanei non sono solo decorazioni estetiche, ma simboli di benvenuto per la dea Lakshmi e rappresentazioni dell’armonia cosmica.
Il giorno di Diwali è dedicato alla famiglia. Si indossano abiti nuovi, spesso preziosi sari per le donne, ci si scambiano doni e si preparano dolci tradizionali fatti in casa. Le attività tipiche includono giochi da tavolo, visite ai templi e, soprattutto al nord, i commercianti approfittano della giornata per iniziare nuovi libri contabili, pregando Lakshmi per il successo delle loro attività. La sera si accendono fuochi d’artificio e petardi, un elemento spettacolare ma sempre più controverso della celebrazione.
Proprio i fuochi d’artificio rappresentano oggi uno dei principali dilemmi legati a Diwali. Diversi stati e territori indiani, in particolare quello di Delhi, hanno introdotto divieti totali di produzione, stoccaggio e vendita di petardi nel tentativo di limitare l’inquinamento atmosferico, che nelle grandi città raggiunge già livelli pericolosi per la salute. La capitale indiana si trova regolarmente avvolta in una morsa di smog proprio nei giorni di Diwali, a causa della combinazione tra fuochi d’artificio, della pratica agricola di bruciare i campi dopo il raccolto e delle condizioni meteorologiche sfavorevoli. Gli esperti avvertono che la situazione peggiora drasticamente durante i festeggiamenti, creando un conflitto tra tradizione culturale e necessità ambientali.
L’atmosfera che si respira durante Diwali è stata paragonata a quella del Natale occidentale: un momento di gioia collettiva, perdono, riconciliazione. Le persone dimenticano gli antichi rancori, si abbracciano in segno di amicizia, i datori di lavoro regalano vestiti ai dipendenti.
Le celebrazioni più spettacolari si possono ammirare in luoghi iconici come il Tempio d’oro di Amritsar, dove migliaia di lucine vengono accese sugli scalini della grande vasca sacra, o nei maestosi templi del sud come Tanjore, Tiruvannamalai e Madurai, tutti scintillanti di lampade di ogni tipo. A Bombay, le illuminazioni creano scenografie urbane mozzafiato. Ma anche nelle capanne più remote sparse nelle foreste, anche nei villaggi più piccoli, ogni casa accende le sue luci, partecipando a questo rito collettivo che unisce un miliardo di persone in un’unica celebrazione della speranza.
Per la numerosa diaspora indiana, in particolare negli Stati Uniti e nel Regno Unito, Diwali è diventato un momento importante di affermazione identitaria. L’anno scorso la festa cadeva il 31 ottobre, proprio come Halloween, creando negli USA un’interessante sovrapposizione tematica, poiché entrambe le feste giocano sul contrasto tra buio e luce, tra paura e celebrazione.
Diwali resta fondamentalmente una festa che parla di rinascita, di vittoria interiore, di luce che emerge dalle tenebre. In un’epoca di incertezze globali, il suo messaggio di speranza e rinnovamento continua a risuonare con forza, ben oltre i confini geografici e religiosi dell’India. Quando milioni di piccole fiamme si accendono simultaneamente nella notte più buia dell’anno, celebrano non solo antiche leggende divine, ma l’eterna capacità umana di trovare e creare luce anche nell’oscurità più profonda.



