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Home » Cultura » Le migliori università d’Europa 2026: ecco gli atenei italiani che salgono e che crollano

Le migliori università d’Europa 2026: ecco gli atenei italiani che salgono e che crollano

Classifica QS 2026 università italiane: Politecnico Milano 45°, Bologna 59°. Crescono gli atenei presenti ma calano le posizioni di vertice.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti29 Gennaio 2026
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Università di Oxford è la prima in classifica
Università di Oxford è la prima in classifica - Fonte: Kaofenlio, CC-BY-SA-3.0, Wikimedia Commons

È stata pubblicata la QS World University Rankings: Europe 2026, la nuova classifica che offre un quadro aggiornato sulle migliori università del continente. Il ranking, elaborato dalla società di consulenza e ricerca educativa Quacquarelli Symonds, ha analizzato 958 atenei di 42 Paesi europei, mettendo in luce punti di forza e criticità dei sistemi universitari con particolare attenzione alla qualità della ricerca, alla reputazione accademica, alla mobilità internazionale e all’occupabilità dei laureati.

Per l’Italia, il quadro che emerge è complesso e contraddittorio: da un lato cresce il numero di atenei presenti in classifica, dall’altro molti perdono terreno nelle posizioni di vertice rispetto all’edizione precedente.

Con 65 università rappresentate, si conferma il quarto Paese europeo per numero di atenei nella classifica QS 2026. La sua presenza è cresciuta del 27 per cento rispetto al 2025, segno di una diffusione capillare dell’offerta formativa universitaria sul territorio nazionale. Tuttavia, questo dato positivo si scontra con un arretramento generalizzato nelle posizioni di vertice.

Il Politecnico di Milano resta l’università italiana con il punteggio più alto, ma scende al 45esimo posto europeo, perdendo sette posizioni rispetto all’anno precedente. Subito dopo si colloca l’Università di Bologna, che esce dalla top 50 e scivola dal 48esimo al 59esimo posto. La Sapienza di Roma arretra dal 66esimo al 77esimo posto, mentre l’Università di Padova passa dall’87esimo al 92esimo posto.

Studenti durante un esame
Studenti durante un esame (fonte: Pixabay)

Tra le università che invece migliorano la propria posizione spiccano l’Università di Catania, che compie un balzo notevole salendo di 56 posizioni e raggiungendo il 301esimo posto, e l’Università di Genova, che avanza di 20 posizioni fino al 204esimo posto. Inoltre, l’Italia registra 14 nuovi atenei in classifica, tra cui l’Università di Cagliari, posizionata al 482esimo posto, e l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, al 491esimo posto.

Gli atenei italiani che si sono classificati entro la 300esima posizione del ranking europeo sono il Politecnico di Milano al 45esimo posto, l’Università di Bologna al 59esimo, l’Università La Sapienza di Roma al 77esimo, l’Università di Padova al 92esimo, l’Università Statale di Milano al 114esimo e il Politecnico di Torino al 118esimo. Seguono l’Università Cattolica del Sacro Cuore al 136esimo posto, l’Università di Pisa al 141esimo, l’Università Tor Vergata di Roma al 150esimo, l’Università Federico II di Napoli al 153esimo, l’Università di Torino al 155esimo e l’Università di Firenze al 158esimo posto.

Completano la lista della fascia alta della classifica l’Università di Trento al 174esimo posto, l’Università di Pavia al 178esimo, l’Università di Genova e l’Università di Milano-Bicocca entrambe al 204esimo posto, l’Università Ca’ Foscari di Venezia al 211esimo e l’Università di Siena al 262esimo posto.

Nonostante la forte produzione scientifica, dunque, il sistema universitario italiano mostra criticità strutturali profonde che vanno oltre le semplici posizioni in classifica. Nunzio Quacquarelli, fondatore e presidente di QS, ha evidenziato un paradosso preoccupante: l’Italia è tra i maggiori esportatori di studenti in Europa secondo lo scambio studentesco in uscita, con più università nella top 5 e nella top 50 di questo indicatore rispetto a qualsiasi altro Paese.

Nel frattempo, nessuna università italiana compare nella top 100 per la proporzione di docenti e studenti internazionali, a dimostrazione di un sistema che invia i talenti all’estero con più successo di quanto ne attiri. Quacquarelli ha sottolineato che nell’ultimo decennio l’Italia ha perso quasi 100mila laureati tra i 25 e i 35 anni, una tendenza che, secondo il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, unita al calo dei tassi di natalità, potrebbe rappresentare una minaccia diretta alla produttività e alla crescita del Paese.

Anche l’occupabilità rimane un punto debole del sistema universitario italiano: solo La Sapienza figura tra le prime 50 università europee per risultati occupazionali. Per l’Italia, la sfida consiste nel trasformare il successo accademico in posti di lavoro, innovazione e fidelizzazione dei talenti, ha concluso il presidente di QS.

La classifica europea 2026, invece, vede al vertice l’University of Oxford del Regno Unito, che sale di due posizioni scalzando dal primo posto l’ateneo svizzero ETH Zurich, ora secondo. A dominare la top 10 sono le istituzioni universitarie britanniche, che occupano sei posizioni su dieci.

Dopo Oxford ed ETH Zurich, seguono l’Imperial College London e UCL, entrambe del Regno Unito, al terzo posto, la University of Cambridge al quinto posto, The University of Edinburgh al sesto, il King’s College London al settimo e l’Université PSL francese all’ottavo posto. Chiudono la top 10 The University of Manchester al nono posto, l’EPFL-École polytechnique fédérale de Lausanne svizzera al decimo e la Delft University of Technology dei Paesi Bassi.

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