Il Giovedì Grasso segna l’inizio del gran finale del Carnevale italiano. Tutto parte da lontano, dall’espressione latina “carnem levare”, letteralmente “togliere la carne”. Siamo nell’ultimo giovedì prima della Quaresima, quel periodo di quaranta giorni di digiuno che ci separa dalla Pasqua. La parola “grasso” qui non indica il peso, ma l’abbondanza: ricco, sostanzioso, opulento. Un giorno in cui ci si concede tutto, senza limiti.
Nell’antichità questo era il momento di rovesciare le regole sociali. Anche chi viveva in povertà poteva sedersi a tavola come un nobile, mangiando cibi prelibati che normalmente non si poteva permettere. Frittelle, dolci, carne di maiale: tutto era concesso prima delle restrizioni quaresimali.
Le radici del Carnevale affondano nell’Antica Grecia e Roma, con feste come le Dionisie e i Saturnali. Erano celebrazioni sfrenate dove i ruoli si invertivano e il divertimento regnava sovrano. Quando arrivò il Cristianesimo, la Chiesa non eliminò queste tradizioni ma le “adottò”, inserendole nel calendario liturgico come momento di allegria prima della Pasqua e del Natale.

Il Giovedì Grasso segna quindi l’entrata nel momento più intenso del Carnevale. Le celebrazioni proseguono poi fino al Martedì Grasso, l’ultimo giorno di festa prima del Mercoledì delle Ceneri, che dà il via ufficiale alla Quaresima.
Da Nord a Sud, ogni città italiana ha la sua versione del Carnevale. A Venezia sfilano maschere eleganti e misteriose, a Viareggio i carri allegorici in cartapesta sono spettacolari, mentre a Ivrea si combatte l’epica battaglia delle arance.
Nelle scuole si organizzano feste in maschera, nelle case si preparano i dolci tipici che cambiano nome da regione a regione: chiacchiere in alcune zone, frappe in altre, crostoli, frittelle, castagnole. Tutti accomunati da una caratteristica: fritti e ricoperti di zucchero.
Il Giovedì Grasso non ha una data fissa sul calendario. Dipende dalla Pasqua, che è una festa mobile: cade sempre il giovedì prima del Mercoledì delle Ceneri, che a sua volta si conta 46 giorni prima della domenica di Pasqua.
C’è un’eccezione interessante: a Milano e in alcune zone che seguono il rito ambrosiano, il Carnevale dura qualche giorno in più rispetto al resto d’Italia. Anche il loro Giovedì Grasso arriva più tardi.



