Oggi è il primo aprile e questo significa una cosa sola: qualsiasi notizia che arriva, per quanto credibile sembri, merita una seconda lettura. Il giorno degli scherzi ha una storia secolare, radici culturali solide e un catalogo di burle tanto celebri da essere studiate nelle scuole di giornalismo. Anche quella sul ripescaggio dell’Italia ai mondiali, che no, non ci sarà.
Le origini della ricorrenza restano in parte avvolte nel mistero. La teoria più diffusa la collega alla Francia del 1582, quando re Carlo IX adottò il calendario gregoriano e spostò il Capodanno dal periodo tra il 25 marzo e il primo aprile al primo gennaio. Chi continuava a festeggiare secondo la vecchia tradizione diventava bersaglio di scherzi e regali assurdi da parte di chi aveva già adottato il nuovo sistema. A questi “ritardatari” venivano attaccati simbolicamente dei pesci sulla schiena, dando origine all’espressione “poisson d’avril”, ovvero pesce d’aprile. Questa spiegazione, però, è contestata: lo studioso di folklore Stephen Winick, scrivendo per la Library of Congress, ha fatto notare che la storia del cambio di calendario compare in versioni diverse legate a date e festività distinte, il che la rende più una leggenda consolidata che un fatto storico accertato.

Tra le altre ipotesi c’è quella che riconduce la tradizione all’Hilaria, una festa dell’antica Roma che si celebrava alla fine di marzo tra costumi e prese in giro reciproche. C’è poi la spiegazione legata alla natura: all’inizio di aprile, i pesci giovani sono particolarmente facili da prendere all’amo, e questo li ha resi metafora perfetta di chi “abbocca” a uno scherzo. Il simbolo del pesce, peraltro, è radicato nella cultura cristiana del periodo quaresimale, quando il consumo di carne era vietato e il pesce era l’alimento più diffuso sulle tavole.
In ambito anglosassone la giornata si chiama April Fool’s Day, ovvero il giorno degli sciocchi, e ha dato vita ad alcune delle burle mediatiche più clamorose della storia recente. Il caso più celebre in assoluto è quello della BBC. Il primo aprile 1957, il popolare programma di approfondimento Panorama mandò in onda un servizio in cui dei contadini svizzeri raccoglievano spaghetti dagli alberi, sostenendo che un inverno mite avesse consentito un raccolto eccezionale. All’epoca la pasta era ancora poco conosciuta in Gran Bretagna, il che rese la storia sorprendentemente credibile: moltissimi telespettatori chiamarono la BBC per chiedere dove poter acquistare una pianta di spaghetti. La risposta degli operatori divenne leggendaria: piantate un rametto di spaghetti in una lattina di salsa di pomodoro e speriamo bene.
Lo stesso canale britannico, nel 1976, convinse centinaia di ascoltatori che l’allineamento di Plutone e Giove avrebbe temporaneamente ridotto la forza di gravità terrestre, permettendo alle persone di levitare per qualche istante. Al termine dell’annuncio, le linee telefoniche furono sommerse di chiamate da parte di chi giurava di aver sentito i propri piedi staccarsi dal suolo.
Le grandi aziende hanno fatto propria questa tradizione con risultati memorabili. Nel 1996 la catena di fast food Taco Bell annunciò di aver acquistato la Liberty Bell di Philadelphia e di volerla ribattezzare “Taco Liberty Bell”, sostenendo di farlo per contribuire a ridurre il debito pubblico americano. Centinaia di cittadini chiamarono il parco storico di Philadelphia per protestare, prima di scoprire che era tutto uno scherzo.
In Scozia la festa si chiama Gowk’s Day, dal nome del cuculo, simbolo tradizionale della stupidità, e si articola in due giorni consecutivi: il primo dedicato agli scherzi classici, il secondo, chiamato Tailie Day, a incollare cartelli sulle schiene delle persone. In Spagna e in America Latina, invece, la giornata degli inganni si celebra il 28 dicembre con il Día de los Santos Inocentes, che ha radici religiose ma è ormai diventata occasione per scherzi di ogni tipo.
Il problema, nell’era digitale, è che la tradizione si è fatta più scivolosa. Le grandi testate giornalistiche, un tempo protagoniste di hoax elaborati e dichiarati, oggi camminano su un filo sottile: in un’epoca in cui la disinformazione circola liberamente e la fiducia nel giornalismo è messa alla prova ogni giorno, giocare con la verità anche solo per un giorno è diventato un rischio reputazionale difficile da calcolare. Insomma, le fake news (o bufale) sono dietro l’angolo costantemente.
Morale: il primo aprile è l’unico giorno dell’anno in cui è normale dubitare di tutto. Anche della qualificazione dell’Italia ai prossimi mondiali. Soprattutto di quella.



