Il 4 novembre l’Italia celebra la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, una ricorrenza che commemora la vittoria nella Prima Guerra Mondiale e il completamento del processo di unificazione nazionale. Nonostante non sia più un giorno festivo dal 1977, questa data mantiene un significato profondo nella storia italiana e comporta particolari implicazioni per i lavoratori.
La giornata fu istituita per ricordare l’entrata in vigore dell’armistizio di Villa Giusti, firmato il 3 novembre 1918, che permise all’Italia l’annessione delle terre irredente di Trento e Trieste. Per questo motivo, l’intervento italiano nella Grande Guerra è stato considerato la quarta guerra d’indipendenza italiana, il completamento ideale del Risorgimento.
Il 4 novembre 1918 segnò la fine delle ostilità tra l’Italia e l’impero austro-ungarico. L’armistizio venne firmato a Villa Giusti, a Padova, dopo che l’esercito italiano aveva ottenuto decisive vittorie nelle battaglie del Grappa e del Piave, riscattando la disfatta di Caporetto del 24 ottobre 1917. L’annuncio ufficiale dichiarava che “l’Austria ha capitolato” e che “le ostilità per terra, per mare e per aria su tutte le fronti dell’Austro-Ungheria, sono state sospese dalle ore 15 di oggi, 4 novembre”. Il documento portava la firma del Generale Armando Diaz, che aveva sostituito il Generale Cadorna per volere di Vittorio Emanuele III.
Le prime celebrazioni e le tensioni politiche
Il 4 novembre 1919 fu dichiarato festivo come primo anniversario della fine della guerra. Tuttavia le celebrazioni furono segnate da forti tensioni politiche, e scontri tra fascisti favorevoli e socialisti contrari all’esaltazione della guerra. L’edizione milanese dell’Avanti! del 5 novembre riportava che “la classe operaia è rimasta assente dal tripudio dei guerraioli”.
L’anno successivo, il 4 novembre 1920, si svolse la Festa delle Bandiere, che vide convergere a Roma le bandiere di tutte le unità delle forze armate. Anche stavolta però la manifestazione fu accompagnata da violenze, soprattutto contro tramvieri ritenuti socialisti: il risultato fu la distruzione di una vettura tranviaria, e un clima di forte tensione dopo l’occupazione delle fabbriche e le vittorie socialiste alle elezioni amministrative.
Il Milite Ignoto e l’istituzione della festa nazionale
Il 4 novembre 1921 rappresentò una svolta simbolica per la commemorazione. Per volere del ministro della Guerra Luigi Gasparotto, venne sepolto sull’Altare della Patria a Roma il Milite Ignoto, un soldato caduto mai identificato che divenne simbolo di tutti gli italiani morti durante la guerra. La giornata fu nuovamente dichiarata festiva in occasione di queste onoranze. Nell’ottobre del 1922, ancora prima della marcia su Roma, il secondo governo Facta inserì il 4 novembre tra le festività come “anniversario della nostra vittoria” con il Regio Decreto n. 1354 del 23 ottobre.
Tra novembre e dicembre del 1922 venne imposta l’istituzione di strade o parchi delle Rimembranze in ogni comune italiano, con la prescrizione che “per ogni caduto dovrà essere piantato un albero”. Nel dicembre 1923 fu costituita una guardia d’onore presso i monumenti ai caduti, che prestava servizio nei giorni anniversari dello Statuto, della dichiarazione di guerra, della Vittoria e della marcia su Roma.

L’abolizione della festività nel 1977
Durante il regime fascista, il 4 novembre rimase una delle principali festività nazionali insieme alla celebrazione dello Statuto. Nel 1941, con l’Italia impegnata nella Seconda Guerra Mondiale, venne stabilita la sospensione della celebrazione delle festività nazionali per la durata del conflitto.
La svolta decisiva arrivò nel 1977, quando con la Legge n. 54 si decise di abolire la festività dal calendario lavorativo. La legge stabiliva che “a decorrere dal 1977 la celebrazione della festa nazionale della Repubblica e quella della festa dell’Unità nazionale hanno luogo rispettivamente nella prima domenica di giugno e nella prima domenica di novembre. Cessano pertanto di essere considerati festivi i giorni 2 giugno e 4 novembre”.
L’obiettivo dichiarato era aumentare i giorni di lavoro e quindi la produttività economica del Paese, in un periodo di difficoltà economiche per l’Italia.
Cosa significa oggi “festività soppressa”
Oggi il 4 novembre è considerato una “festività soppressa”, una categoria particolare che lo distingue sia dai giorni festivi sia da quelli feriali ordinari. Nella pratica, si tratta di un giorno lavorativo per il quale i lavoratori ricevono un compenso aggiuntivo, come se non avessero goduto di una festività perché caduta in un giorno di riposo come la domenica.
Secondo la maggior parte dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, il 4 novembre viene retribuito come “festività cadente di domenica”, garantendo ai dipendenti un compenso economico pur non essendo un giorno di pausa. Questo significa che chi lavora il 4 novembre ha diritto alla normale retribuzione giornaliera più un compenso aggiuntivo per la festività soppressa.
Le celebrazioni contemporanee
Nonostante non sia più un giorno festivo, il 4 novembre mantiene il suo carattere di solennità civile. Le scuole e i luoghi di lavoro rimangono aperti, ma la giornata viene comunque riconosciuta ufficialmente come Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.
Con la legge del 1° marzo 2024, n. 27, si è riaffermato il valore di memoria e identità nazionale della ricorrenza, valorizzando iniziative di celebrazione. Tra le più note, il volo delle Frecce Tricolori, la pattuglia acrobatica dell’Aeronautica Militare che attraversa i cieli italiani lasciando la scia tricolore. Le celebrazioni ufficiali si svolgono principalmente presso l’Altare della Patria a Roma, dove il Presidente della Repubblica depone una corona d’alloro sulla tomba del Milite Ignoto.
Si tratta quindi di una giornata che celebra sia l’unità nazionale, ricordando il completamento territoriale dell’Italia con l’annessione di Trento e Trieste, sia le Forze Armate, onorando tutti i militari caduti durante i combattimenti per la Patria italiana.
