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Home » Cultura » Storia » Che cosa significava Viva Verdi, il grido dei patrioti durante il Risorgimento?

Che cosa significava Viva Verdi, il grido dei patrioti durante il Risorgimento?

Scopriamo che cosa significa Viva Verdi, il grido dei patrioti durante il Risorgimento per sostenere Vittorio Emanuele II.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti10 Ottobre 2024
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Giuseppe Verdi
Un primo piano di Giuseppe Verdi (fonte: RSI)

Viva Verdi è stato a lungo il grido dei patrioti italiani. Nel cognome del più celebre compositore dell’800, Giuseppe Verdi, si nascondeva infatti un messaggio politico forte e chiaro: un’invocazione all’unità nazionale e all’indipendenza dall’impero austriaco. Era, infatti, un acrostico, ossia una parola in cui le iniziali delle singole lettere formano un’altra parola o frase. Nel caso specifico, dunque, Verdi  significava Vittorio Emanuele Re d’Italia.

Un piccolo escamotage, quello attuato dai patrioti durante l’epoca del Risorgimento, per manifestare il proprio pensiero, lottando per la libertà e l’indipendenza in favore di un’Italia unita.  

Un'immagine di Giuseppe Verdi
Un’immagine di Giuseppe Verdi – Fonte: Galleria Comunale di Arte Moderna Roma

Ovviamente anche nella scelta del nome del celebre compositore sussiste una motivazione politica ben precisa. Come già accennato, Giuseppe Verdi era diventato un simbolo dell’aspirazione all’indipendenza nazionale. Une esempio è proprio il suo Nabucco, composto e rappresentato per la prima volta nel 1842, quando gran parte dell’attuale Nord Italia era sotto il giogo austriaco.

Per questo motivo, dunque, il Nabucco diventa ben presto un simbolo della lotta per l’unità nazionale e un potente strumento di propaganda patriottica. L’opera, infatti, è la storia del re di Babilonia, che tiene in schiavitù il popolo ebreo. E proprio questo rappresentavano simbolicamente il popolo italiano, oppresso e sognante la libertà. Il coro “Va’ pensiero”, in particolare, diventa un vero e proprio inno alla patria perduta, un’espressione del desiderio di unità e indipendenza. Talmente tanto che, per qualche tempo, si è discusso sull’opportunità di farlo diventare l’Inno nazionale. La scelta, però, è caduta su Fratelli d’Ilaria per delle motivazioni precise.

La prima è legata proprio all’atmosfera di rimpianto e dolore che definisce il coro del Nabucco. In quel momento, invece, si cercava un inno che fosse di vittoria e lotta, celebrazione di un orgoglio nazionale e dell’unità. Il testo del “Va, pensiero”, poi,  è ricco di riferimenti biblici e storici, che potrebbero essere interpretati in modi diversi a seconda del contesto. Questo ha reso difficile l’unanimità sulla sua idoneità a rappresentare l’intera nazione, con le sue diverse regioni, culture e tradizioni.

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