Nel cuore dell’Inghilterra georgiana, mentre il mondo cambiava al ritmo delle rivoluzioni e dell’industrializzazione, un uomo con il gusto dell’eleganza raffinata e del comportamento impeccabile mutava per sempre il volto della moda maschile. Il suo nome era George Bryan Brummell, passato alla storia come Beau Brummell: l’indiscusso re dei dandy.
Nato a Londra nel 1778, Brummell non è di nobili origini, ma capisce presto come stare al mondo. Educato a Eton e a Oxford, grazie al suo spirito brillante e al portamento impeccabile riesce a inserirsi nei circoli più esclusivi della società britannica. L’incontro decisivo, però, è quello con il Principe di Galles, il futuro re Giorgio IV, che lo elegge a proprio consigliere di stile e compagno di svaghi.
Brummell, dunque, si impone rapidamente come l’arbitro indiscusso dell’eleganza maschile. Il suo stile è rivoluzionario, sobrio, curato e raffinato. Banditi i pizzi, le parrucche e i colori sgargianti del Settecento, lancia la moda dell’abito scuro tagliato su misura, dei pantaloni lunghi, della camicia bianca immacolata e della cravatta annodata alla perfezione (il famoso nodo a la Brummell). Il suo look è il risultato di ore di preparazione maniacale, tanto che la sua routine mattutina diventa leggendaria.

Ma Brummell non è solo un esteta. Il dandismo, di cui è stato l’inventore e il massimo esponente, è anche una forma di ribellione intellettuale. Il dandy, infatti, si distingue per la sua superiorità morale ed estetica, per la distanza ironica dalla società e per il culto dell’individualità. In un’epoca dominata dall’aristocrazia di sangue e denaro, dunque, Brummell afferma un nuovo tipo di nobiltà: quella dello stile. Non era solo moda, era una dichiarazione di superiorità.
Come molte icone, però, anche il suo volo è destinato a finire. Dopo aver perso i favori del Principe di Galles, a causa dei molti debiti di gioco, nel 1816 si trova costretto a fuggire in Francia per evitare l’arresto. Qui trascorre gli ultimi anni della sua vita tra Calais e Caen, in povertà e solitudine, lontano dai fasti della Londra che aveva contribuito a definire, fino a morire nel 1840 in un ospizio per indigenti.



