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Home » Cultura » Storia » Chi era Mastro Titta, il boia pontificio reso celebre da Rugantino (che non poteva vivere tra le mura cittadine)

Chi era Mastro Titta, il boia pontificio reso celebre da Rugantino (che non poteva vivere tra le mura cittadine)

Personaggio macabro e romantico al tempo stesso, Mastro Titta era l'esecutore delle condanne a morte nello Stato Pontificio fino al 1864.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino22 Marzo 2025
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Mastro Titta
Mastro Titta (fonte: Rome Guides)

Giovanni Battista Bugatti, noto come Mastro Titta, è stato il boia ufficiale dello Stato Pontificio per oltre sessant’anni, dal 1796 al 1864. La sua figura è entrata nell’immaginario collettivo grazie alla commedia “Rugantino” di Garinei e Giovannini, dove appare come un personaggio chiave nella Roma ottocentesca. Tuttavia, la sua storia reale è ben più complessa e interessante.

Nato a Senigallia nel 1779, Bugatti ricevette l’incarico di carnefice ufficiale dello Stato Pontificio all’età di 17 anni. Il suo soprannome, “Mastro Titta”, derivava probabilmente dall’abitudine di chiamare “Mastro” gli artigiani e “Titta” come diminutivo di Battista. Eseguì 516 condanne a morte nel corso della sua carriera, con metodi che variavano dalla decapitazione con scure o ghigliottina fino all’impiccagione e allo squartamento, a seconda del crimine commesso.

Il mantello rosso di Mastro Titta
Il mantello rosso di Mastro Titta (fonte: Il punto quodiano)

Mastro Titta, che per legge non poteva risiedere entro le mura cittadine, abitava a Trastevere (zona di Roma che si trova oltre il Tevere appunto). Per questo motivo, ogni volta che doveva eseguire una sentenza capitale, attraversava il Tevere con il suo mantello rosso, segno distintivo della sua funzione. Il detto popolare “Mastro Titta ha passato il ponte” divenne sinonimo di esecuzione imminente.

Contrariamente all’immagine del carnefice crudele e spietato, Bugatti era descritto come un uomo mite e riservato. Quando non svolgeva la sua funzione di boia, gestiva una piccola bottega di ombrelli e oggetti sacri. Nel 1864, con l’abolizione della pena di morte nello Stato Pontificio, fu sollevato dall’incarico da papa Pio IX e ricevette una pensione. Morì nel 1869 all’età di 90 anni.

Oltre alla sua apparizione in “Rugantino”, interpretato, tra gli altri dal grande Aldo Fabrizi, ha ispirato racconti, leggende e opere teatrali. Il suo nome è spesso associato alla Roma papalina e alla giustizia severa del tempo.

Oggi, il suo mantello rosso e la scure che usava sono conservati nel Museo Criminologico di Roma, testimoniando un’epoca in cui la pena capitale era una realtà tangibile e il boia un personaggio temuto ma imprescindibile nella società dell’epoca.

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