Close Menu
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
Home » Cultura » Storia » Chi inventò i forni crematori dei lager? La terribile storia dei fratelli Topf che lucrarono sull’Olocausto

Chi inventò i forni crematori dei lager? La terribile storia dei fratelli Topf che lucrarono sull’Olocausto

La J.A. Topf und Söhne costruì i forni crematori di Auschwitz e altri campi di concentramento nazisti. Storia dell'azienda tedesca che divenne complice dell'Olocausto per profitto.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene23 Gennaio 2026
Facebook WhatsApp Twitter Telegram
Una targa con il nome e il logo della Topf und Söhne
Una targa con il nome e il logo della Topf und Söhne (fonte: YouTube)

A Erfurt, nella Germania centrale, sorge un monumento unico al mondo: l’unico memoriale dell’Olocausto costruito all’interno della sede storica di un’azienda. Non si tratta di un’impresa qualunque, ma della J.A. Topf und Söhne, la società che divenne il partner più affidabile dei nazisti per la fornitura di forni crematori destinati ai campi di sterminio durante la Seconda guerra mondiale. Dal 2003 la sede è stata dichiarata monumento storico protetto dallo Stato della Turingia e trasformata in centro commemorativo e didattico.

La storia della dinastia Topf inizia nel 1878, quando il mastro birraio Johann Andreas Topf fondò un’impresa per la fabbricazione di macchinari destinati alla produzione di birra. L’innovativo brevetto per la cottura del malto, che consentiva un minor consumo di carbone, rappresentò il primo successo dell’azienda. Come logo venne scelto un disegno che rappresentava una pentola, in tedesco “Topf”. Erano gli anni dell’industrializzazione esplosiva della Germania, unificata nel 1871 da Otto von Bismarck, e l’azienda crebbe rapidamente.

Nel 1891 la J.A. Topf und Söhne, specializzatasi nella realizzazione di sistemi di riscaldamento e impianti per la lavorazione di birra e malto, acquistò dei terreni nei sobborghi di Erfurt. Nel 1914 l’azienda contava 517 dipendenti e una rete commerciale in 50 Paesi, raggiungendo l’apice del successo. Proprio in quell’anno d’oro, però, Ludwig Topf Sr, fratello del fondatore e ai vertici della società, si tolse la vita pochi mesi prima dello scoppio della Grande guerra.

L’aumento della popolazione e la preoccupazione per l’igiene pubblica, uniti alla mancanza di spazio nei cimiteri, favorirono una campagna di sensibilizzazione a favore della cremazione umana. I Topf colsero l’opportunità: nel 1914 introdussero, oltre alla lavorazione del malto, la produzione di forni crematori. In pochi anni misero in piedi un piccolo reparto tecnologicamente all’avanguardia nel ramo della cremazione. Nell’arco di un decennio divennero leader del mercato europeo.

La svolta drammatica avvenne nel 1933. La terza generazione di Topf, rappresentata dai fratelli Ludwig ed Ernst Wolfgang, nipoti del fondatore Johann, fu estromessa dalla dirigenza con il pretesto delle perdite che l’azienda stava subendo. Secondo gli stessi fratelli Topf si trattò di un colpo di mano ordito dai nazisti e dai membri aziendali più anziani, in una Germania sprofondata in una grave crisi economica dove Hitler era ormai pronto a instaurare la dittatura.

Il prezzo da pagare per ritornare in sella fu l’iscrizione al partito nazista. Dopo l’adesione, Ernst Wolfgang fu nominato direttore commerciale e Ludwig direttore tecnico. Come spiega Karen Bartlett, autrice del libro Gli architetti di Auschwitz, entrambi i fratelli erano membri del partito nazista, ma aderirono solo quando capirono che così facendo sarebbero riusciti a riprendere il controllo della loro compagnia. Il sostegno al regime nazista fu cruciale per riconquistare il controllo sull’azienda e per garantire che nessuno dei due fratelli venisse chiamato alle armi.

Uno dei numerosi forni crematori di Auschwitz
Uno dei numerosi forni crematori di Auschwitz (fonte: YouTube)

Ernst Wolfgang era convinto di essere un amico degli ebrei, visto che in azienda erano presenti lavoratori ebrei e comunisti, cellule di resistenza politica che rimasero attive per tutta la durata della guerra e a cui l’azienda forniva protezione e riparo. Essi erano a conoscenza dell’attività della Topf e, interrogati alla fine del conflitto, sostennero sempre di aver eseguito gli ordini. Un paradosso che rivela la complessità morale di quegli anni terribili.

Il 17 maggio 1939, dietro richiesta dei nazisti, Kurt Prüfer, responsabile della costruzione forni e capo del dipartimento di cremazione dell’azienda, realizzò il disegno per un forno mobile di cremazione riscaldato a olio. I primi contratti di fornitura di forni speciali, destinati a soddisfare le specifiche richieste dalle SS, furono stipulati proprio in quel periodo da Ludwig e Ernst Wolfgang Topf. Dopo il primo incarico, Prüfer realizzò un forno mobile per Dachau nel 1939, cui seguì un intero crematorio per il campo di Buchenwald.

Dopo la guerra Ludwig dichiarò che il rapporto con le SS era iniziato dopo un’epidemia di dissenteria scoppiata a Buchenwald, dove i morti non si contavano. Da lì la necessità di installare un forno crematorio all’interno dello stesso campo. In realtà fu l’inizio di un’escalation senza precedenti.

Nel 1941 la Topf aveva già prodotto i forni di quattro campi di concentramento. La società fu in concorrenza stretta con altre ditte similari: la Heinrich Kori GmbH di Berlino e la Didier-Werke di Stettino. La Topf produsse i forni impiegati dai nazisti nella maggioranza dei loro più noti campi di concentramento, quali Auschwitz, Birkenau, Mauthausen, Dachau, Gusen e Buchenwald. Per Flossenbürg delineò il progetto, che fu poi costruito dalla Kori.

Tra il 1941 e il 1945 nel solo campo di Auschwitz furono progettati e messi in funzione ben cinque crematori, con moderni sistemi di ventilazione pensati e progettati proprio per le esigenze eccezionali dei campi. Questi sistemi servivano ad accelerare il processo di incinerazione dei corpi. Nel 1942 l’azienda arrivò a richiedere, su iniziativa dell’ingegnere Fritz Sander, un brevetto per un “forno di cremazione di massa e continua di corpi”.

In totale la J.A. Topf und Söhne installò nei campi nazisti 25 forni, a doppia, tripla e quadrupla muffola, per un totale di 76 bocche di forno e relative camere di incenerimento, capienti di un numero massimo di 8 corpi per camera. Secondo i dati del United States Holocaust Memorial Museum di Washington, questi forni erano capaci di incenerire fino a 800 corpi per camera al giorno.

Le rovine dei crematori di Auschwitz-Birkenau
Le rovine dei crematori di Auschwitz-Birkenau (fonte: YouTube)

Nel 1943 l’ingegnere Karl Schultze dell’azienda arrivò ad attrezzare Birkenau anche con camere a gas dotate di sistemi elettrici di ventilazione con aerazione di aria pulita e un sistema di disaerazione del gas usato, attraverso un largo camino rettangolare in cima al tetto dei crematori gemelli II e III. Gli ingegneri della Topf sapevano bene che i cristalli del gas diventano attivi alla temperatura di circa 23-25 gradi Celsius, e per questo consigliarono le SS di usare il calore prodotto dai forni crematori per riscaldare le camere a gas.

Alle SS fu consigliato anche di stipare al massimo possibile le persone nelle camere a gas, in modo che con il calore dei corpi, le centinaia di respirazioni e il poco spazio d’aria rimasto, le camere si trasformassero in pochi minuti in serre umane a temperatura ottimale, permettendo così al gas di agire efficacemente. Nel febbraio del 1945 la J.A. Topf und Söhne inviò al campo di concentramento di Mauthausen-Gusen materiali recuperati dallo smantellamento dei crematori del campo di Auschwitz-Birkenau.

Secondo Karen Bartlett, entrambi i fratelli capirono il sistema di sterminio nei campi e approvarono i disegni di Kurt Prüfer, dimostrando di essere pronti a collaborare sempre di più per l’omicidio di massa. Ernst Wolfgang Topf mentì sul suo ruolo per il resto della sua vita, cercando di riabilitare la sua azienda dopo la guerra e sostenendo sempre di non aver fatto nulla di sbagliato.

Di sicuro la motivazione non fu principalmente economica. La Topf non guadagnò più del 2 per cento del fatturato dal lavoro dell’ingegner Prüfer: secondo le stime, per sviluppare la tecnologia dell’Olocausto, l’azienda ricavò ogni anno l’equivalente di 30.600 euro. Una cifra irrisoria rispetto all’enormità del crimine di cui si resero complici.

Con la fine della guerra, la neoeletta assemblea sindacale, composta da comunisti e social-democratici, appoggiò le giustificazioni dei vertici aziendali, secondo i quali le forniture dei forni rientravano tra i normali contratti di lavoro. L’azienda continuò la sua attività fino al 1996, quando chiuse per mancanza di liquidità sufficiente al proseguimento dell’attività. Nell’immaginario collettivo la ditta Topf è rimasta come simbolo dell’orrore dei forni crematori nei lager nazisti, un monito sulla banalità del male e sulla responsabilità di chi, nascondendosi dietro gli “affari”, divenne complice dello sterminio di milioni di persone.

Condividi. Facebook WhatsApp Twitter Telegram Email

Potrebbero interessarti anche

Maya che estraggono la tintura indaco

Il tesoro blu che fece impazzire i colonizzatori: l’indaco era più prezioso dell’oro e nessuno te l’ha mai detto

2 Marzo 2026
Bruno Hauptmann

Il rapimento che fece piangere l’America e rese l’FBI una macchina da guerra: la verità su Baby Lindbergh

1 Marzo 2026
Olof Palme

Chi era Olof Palme, il politico svedese ucciso nel 1986: la sua morte è ancora un mistero

28 Febbraio 2026
Facebook X (Twitter) Instagram
  • Home
  • Chi siamo
  • Staff e redazione
  • Contatti
  • Disclaimer
  • Cookie Policy
  • Privacy Policy
© 2026 CultWeb.it proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - [email protected] | Foto Credits: DepositPhotos

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Digita qui sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.