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Home » Cultura » Storia » Bloody Sunday, quando una marcia per la pace finì nel sangue e diventò una canzone che ancora ci emoziona

Bloody Sunday, quando una marcia per la pace finì nel sangue e diventò una canzone che ancora ci emoziona

Per tutti fu la domenica di sangue: alcuni manifestanti pacifisti in Ulster furono uccisi dall'esercito britannico. Ispirarono gli U2.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino30 Gennaio 2026
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Una scena dalla Bloody Sunday
Una scena dalla Bloody Sunday (Fonte: BBC)

Il 30 gennaio 1972, nel quartiere di Bogside a Derry, Irlanda del Nord, una marcia pacifica per i diritti civili si trasformò in una delle tragedie più emblematice del conflitto nordirlandese: la Bloody Sunday. I paracadutisti dell’esercito britannico aprirono il fuoco contro i manifestanti, uccidendo 13 persone sul colpo e ferendone almeno altre 15, una delle qu30ali morì successivamente. L’evento provocò un’ondata di indignazione e radicalizzazione, alimentando il sostegno all’Irish Republican Army (IRA) e acuendo il conflitto tra nazionalisti cattolici e unionisti protestanti.

Free Derry
Un celebre murale a Derry (fonte: BBC)

Il contesto della Bloody Sunday risiedeva in anni di tensioni tra la comunità cattolica, che chiedeva pari diritti, e il governo britannico, che rispondeva con misure sempre più repressive. Nell’agosto 1971 era stato introdotto l’internamento senza processo per i sospetti membri dell’IRA, suscitando proteste di massa. Il 30 gennaio 1972, circa 15.000 persone si riunirono nel quartiere di Creggan per manifestare contro l’internamento. Nonostante il divieto imposto dalle autorità, il corteo si avviò verso il centro città, ma fu bloccato da barricate dell’esercito britannico e deviato verso Free Derry Corner.

Dopo alcuni scontri tra giovani manifestanti e soldati, con lanci di pietre e l’uso di proiettili di gomma da parte dell’esercito, i paracadutisti del Reggimento britannico ricevettero l’ordine di effettuare arresti. Alle 16:07 iniziarono le operazioni militari e alle 16:10 i soldati aprirono il fuoco. Secondo i rapporti ufficiali dell’esercito, 21 soldati spararono 108 proiettili veri. Tra le vittime vi erano giovani disarmati, alcuni colpiti mentre cercavano di fuggire o prestare soccorso ai feriti.

L’evento provocò una reazione immediata e violenta: il giorno successivo, l’ambasciata britannica a Dublino venne incendiata. Il governo britannico istituì un’inchiesta guidata da Lord Widgery, che concluse che i soldati avevano reagito a colpi d’arma da fuoco provenienti dai manifestanti. Tuttavia, questa versione fu ampiamente contestata e l’inchiesta fu bollata come un insabbiamento. Per oltre vent’anni, i familiari delle vittime chiesero una nuova indagine.

Nel 1998, il Primo Ministro britannico Tony Blair avviò il Rapporto Saville, che dopo 12 anni e un costo di 200 milioni di sterline stabilì definitivamente che le vittime erano innocenti e che i soldati avevano sparato senza alcuna giustificazione. Il 15 giugno 2010, il Primo Ministro David Cameron dichiarò ufficialmente davanti al Parlamento che le uccisioni erano “ingiustificate e ingiustificabili” e porse le scuse del governo britannico alle famiglie delle vittime.

Dopo il rapporto, la polizia nordirlandese avviò un’indagine per omicidio, ma solo un soldato, identificato come “Soldier F”, venne incriminato per due omicidi e quattro tentati omicidi. Tuttavia, nel 2021 il processo fu archiviato per problemi legati all’ammissibilità delle prove.

La Bloody Sunday rimane uno degli episodi più tragici della storia del conflitto nordirlandese e ha ispirato numerose opere culturali, tra cui la celebre canzone “Sunday Bloody Sunday” degli U2. E il bellissimo film omonimo di Paul Greengrass, vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino nel 2002.

 

 

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