Ivan IV Vasilyevich, meglio noto come Ivan il Terribile, è una figura storica che incute ancora oggi un senso di timore e fascinazione. Regnando sulla Russia dal 1533 al 1584, il suo nome è indissolubilmente legato a un periodo di grande turbolenza e trasformazione, ma anche di violenza inaudita. L’epiteto con cui è passato alla Storia, però, non deve essere attribuito ai suoi contemporanei, bensì un riconoscimento tardivo della sua ferocia e del suo governo autoritario.
L’origine precisa del soprannome è incerta, ma si ritiene che derivi da una combinazione di fattori. Naturalmente, c’entrano i numerosi episodi di violenza inaudita di cui è stato protagonista. Ivan IV, infatti, è stato ideatore di numerosi massacri. Il più noto è, senza alcun dubbio, quello di Novgorod, dove si stima abbiano perso la vita migliaia di persone. La sua crudeltà, però, si è manifestata anche all’interno della sua famiglia, come nel caso dell’uccisione del figlio primogenito.
Ivan, poi, ha istituito l’Oprichnina, ossia una sorta di polizia segreta composta da fedelissimi, il cui compito era seminare terrore nel paese con esecuzioni sommarie, confische e persecuzioni. Per finire, ha centralizzato il potere, instaurando un regime dispotico e eliminando ogni forma di opposizione, soprattutto tra i boiardi, la nobiltà russa.

Ma da cosa nasce tutta questa sete di violenza? Anche in questo caso sono intervenuti gli storici con diverse teorie. Tra queste due le più accreditate prendono in considerazione l’infanzia difficile caratterizzata da un ambiente corrotto e, probabilmente, la presenza di disturbi mentali. La schizofrenia, infatti, potrebbe essere stata alla base di alcuni comportamenti estremi.
Come, del resto, la sua ascesa al potere. Il 16 gennaio 1547, il sedicenne Ivan IV veniva incoronato a Mosca e fu il primo a reclamare il titolo di Zar (da “Cesare”), elevando la Russia al rango di erede universale dell’Impero Romano e Bizantino. Dimostrando un carattere risoluto e autoritario, lo Zar scelse la propria sposa, Anastasija Romanovna, attraverso una selezione forzata tra 1.500 nobildonne del regno; nonostante lo sdegno dell’aristocrazia per le origini provinciali della ragazza, l’unione si rivelò fondamentale per la stabilità del sovrano, poiché Anastasija fu l’unica in grado di mitigare i suoi oscuri sbalzi d’umore e di garantirgli un equilibrio emotivo duraturo.



