Wiltshire, 21 settembre 1915: un monumento che da millenni resisteva al tempo fu venduto al miglior offerente. Quel giorno, al Teatro della Città di Salisbury, fu battuto all’asta il terreno su cui sorge Stonehenge, il celebre cerchio megalitico inglese, insieme a più di 12 ettari di campagna circostante.
Stonehenge faceva parte della tenuta della famiglia Antrobus fin dai primi anni dell’Ottocento. Nel 1915, in seguito alla morte di Sir Edmund Antrobus e all’assenza di un erede diretto, l’intera proprietà di Amesbury Abbey – inclusa l’area di Stonehenge – fu suddivisa in lotti e messa all’asta.
Tra i presenti all’asta vi era Cecil Chubb, un avvocato originario della zona. Secondo una leggenda, sarebbe stato inviato dalla moglie per acquistare delle sedie da pranzo, ma finì per aggiudicarsi il lotto che comprendeva Stonehenge.
Il lotto numero 15 comprendeva il monumento stesso e i terreni circostanti. Chubb lo acquistò per £6.600, una somma considerevole per l’epoca. La vendita fu il risultato della suddivisione dell’eredità della famiglia Antrobus. Dopo la morte dell’ultimo baronetto e in assenza di successori diretti, i beni di famiglia furono liquidati. Le motivazioni che spinsero Chubb all’acquisto non sono del tutto chiare: per alcuni fu un gesto d’impulso, per altri un atto patriottico, dettato dal timore che il monumento potesse finire in mani straniere.

Tre anni dopo l’acquisto, il 26 ottobre 1918, Cecil Chubb decise di donare Stonehenge allo Stato britannico. Lo fece a condizione che il sito rimanesse accessibile al pubblico. Per questo gesto fu insignito del titolo di baronetto nel 1919.
Quando fu venduto, Stonehenge versava in condizioni precarie: alcune pietre erano crollate o a rischio di crollo, l’accesso era libero e incontrollato, e il sito subiva danni causati dai visitatori. Dopo la donazione, iniziarono importanti lavori di restauro e conservazione, che proseguirono nel corso del XX secolo per preservare il sito.
Nel 1986 Stonehenge è stato riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, grazie al suo straordinario valore storico e culturale.
Il lotto acquistato da Chubb comprendeva non solo il celebre anello di pietre, ma anche l’equivalente di circa 12,4 ettari di campagna del Wiltshire.
Nel documento di donazione, Chubb inserì una clausola importante: l’ingresso al sito non doveva costare più di uno scellino e i residenti della zona avrebbero dovuto poter accedere gratuitamente. Una scelta lungimirante, che garantì la fruibilità pubblica del monumento fin dall’inizio.
Stonehenge, oggi simbolo di mistero, spiritualità e conservazione, rischiò un secolo fa di diventare una semplice proprietà privata. Fu grazie all’iniziativa di un singolo cittadino che il suo destino cambiò: da monumento in vendita a bene pubblico, protetto per le generazioni future.



