Il futuro della medicina ha fatto il suo ingresso ufficiale nelle sale operatorie del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, portando con sé una rivoluzione che sembra uscita da un film di fantascienza. Per la prima volta in Italia, la realtà aumentata non viene usata solo per studiare l’intervento a tavolino, ma diventa uno strumento attivo durante l’operazione stessa. Indossando speciali visori hi-tech, i chirurghi possono vedere immagini tridimensionali e dati clinici sovrapposti direttamente al corpo del paziente, agendo con una sorta di “vista a raggi X” digitale.
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Questa tecnologia è stata applicata nel campo della chirurgia maxillo-facciale, un settore delicatissimo dove millimetri di differenza possono cambiare drasticamente non solo la riuscita della cura, ma anche l’aspetto estetico e la capacità di parlare o mangiare del paziente. Grazie alla collaborazione con il laboratorio eDIMES Lab dell’Università di Bologna, i medici utilizzano sistemi CAD/CAM (progettazione e produzione assistita dal computer) per creare modelli virtuali e protesi personalizzate partendo dalle TAC dei malati.
Così, il dottor Achille Tarsitano, direttore dell’unità operativa di chirurgia Maxillo-facciale:
“È il coronamento di un percorso iniziato da tempo. Abbiamo applicato tecniche e procedure all’avanguardia nello studio dei casi e nella preparazione degli interventi e delle guide in 3D per effettuarli. Adesso siamo pronti allo step successivo: integrare i dispositivi di realtà aumentata nella nostra quotidianità in sala operatoria. Siamo entrati nel futuro della chirurgia. Parliamo di innovazioni che ci consentono una precisione estrema nel gesto chirurgico reale.
Operiamo sul volto: essere accurati nell’eliminare la malattia significa non solo curare, ma proteggere l’immagine e la qualità della vita dei nostri pazienti. L’obiettivo è garantire risultati sempre migliori e conservare l’estetica dei nostri pazienti quanto più possibile. Garantiamo una sempre maggiore personalizzazione degli interventi, unendo tutte le potenzialità delle tecnologie digitali alla nostra esperienza nel gesto chirurgico. Più preciso è il gesto chirurgico dei professionisti nell’eradicazione della malattia, minore è la probabilità che essi sviluppino nuovamente la malattia“.
L’impatto di questa innovazione è stato misurato scientificamente in uno studio pubblicato sulla rivista Head & Neck. Analizzando 80 casi di tumore al cavo orale, i ricercatori hanno scoperto che la precisione garantita dai computer dimezza il rischio che restino cellule malate sui bordi del tessuto asportato (i cosiddetti margini positivi). In pratica, con la chirurgia tradizionale il rischio di non eliminare tutto il tumore era del 32,5%, mentre con il supporto tecnologico è crollato al 12,5%. Maggiore precisione significa, dunque, un crollo verticale delle probabilità che la malattia si ripresenti.



