Un focolaio di meningite acuta ha colpito il Kent, nel sud dell’Inghilterra, causando la morte di due giovani e mettendo sotto osservazione un’intera comunità accademica. I casi confermati sono saliti a 15 nell’area di Canterbury, con diversi studenti ricoverati in ospedale. Il ministro della Sanità britannico Wes Streeting ha definito la situazione “senza precedenti”, mentre le autorità sanitarie britanniche della UK Health Security Agency hanno lanciato un’operazione di tracciamento su larga scala.
Le vittime sono una studentessa di 13 anni della Queen Elizabeth’s Grammar School di Faversham e uno studente di 21 anni dell’Università del Kent. Dei 15 casi totali registrati, quattro sono stati confermati come meningite B, una forma grave di infezione batterica causata dal Neisseria meningitidis che colpisce le meningi, le membrane che rivestono cervello e midollo spinale.
Le autorità sanitarie hanno contattato circa 30mila persone tra studenti, personale scolastico e familiari per controlli precauzionali. L’Università del Kent ha sospeso esami ed eventi, distribuendo nel campus terapie preventive con antibiotici e dispositivi di protezione. In una dichiarazione ufficiale, l’ateneo ha affermato che “la sicurezza dei nostri studenti e del nostro personale rimane la nostra massima priorità”” e di essere “”in stretto contatto con i team di sanità pubblica”.

Secondo la BBC, è possibile che il batterio si sia diffuso in un nightclub di Canterbury frequentato nei giorni scorsi da alcuni degli studenti poi risultati positivi. La trasmissione della meningite B avviene per via respiratoria attraverso contatti ravvicinati e prolungati, come quelli che si verificano in dormitori, aule o contesti sociali affollati. Non si tratta di un virus altamente contagioso come l’influenza o il Covid: serve una prossimità significativa.
Il microbiologo Andrew Preston dell’Università di Bath ha spiegato che ciò che rende il caso britannico “insolito” è la concentrazione di più casi in un’area ristretta e in un breve arco temporale, in particolare tra giovani che condividono gli stessi ambienti. La meningite B è una malattia rara ma potenzialmente fulminante che può portare a gravi complicazioni o alla morte nel giro di poche ore, soprattutto nei soggetti più vulnerabili come neonati e adolescenti.
Il nodo cruciale riguarda la copertura vaccinale. Il Regno Unito ha introdotto la vaccinazione di routine contro la meningite B solo nel 2015, il che significa che molti degli attuali studenti universitari, essendo nati prima di quella data, non sono stati immunizzati durante l’infanzia. Per questo motivo il governo ha deciso di offrire dosi mirate agli studenti dell’Università del Kent e sta valutando un ampliamento dei criteri di accesso al vaccino, già disponibile anche privatamente.
I sintomi della meningite e della sepsi meningococcica richiedono assistenza medica urgente e possono salvare vite se riconosciuti tempestivamente. Tra questi: eruzioni cutanee, febbre improvvisa, forti mal di testa, rigidità del collo, vomito e diarrea, dolori articolari e muscolari, sensibilità alla luce intensa, mani e piedi freddi, convulsioni, confusione ed estrema sonnolenza.
L’infettivologo italiano Matteo Bassetti è intervenuto sul caso sottolineando la necessità di rafforzare la prevenzione: “Bisogna fare di più dal punto di vista della prevenzione, anche in Italia”. Nel nostro Paese la vaccinazione contro il meningococco B è già prevista per i nuovi nati, mentre per adolescenti e adulti la copertura può essere meno uniforme a seconda delle regioni.
Nonostante i numeri e il forte impatto mediatico, gli esperti ribadiscono che non si è di fronte a una pandemia né a una diffusione incontrollata. I sistemi sanitari sono attrezzati per gestire questi focolai attraverso tracciamento, profilassi antibiotica e vaccinazioni mirate. La UK Health Security Agency ha invitato chiunque presenti sintomi a cercare assistenza medica urgente, poiché la rapidità dell’intervento può fare la differenza tra la vita e la morte.



