Oggi, 2 aprile, si celebra la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, una condizione neurologica (non una malattia, ma un diverso modo che il cervello ha di processare la realtà) che influisce sul modo in cui una persona percepisce e interagisce con il mondo. Per questa occasione, la Fondazione Don Gnocchi, in collaborazione con il Politecnico di Milano, ha presentato i risultati di uno studio innovativo pubblicato sull’Asian Journal of Psychiatry. La ricerca rivela un dato inaspettato: i bambini con disturbo dello spettro autistico prestano maggiore attenzione a un robot sociale rispetto a un terapista umano.
Lo studio ha coinvolto ventisei bambini in età prescolare, di cui dieci con diagnosi di disturbo dello spettro autistico e sedici a sviluppo tipico. I ricercatori hanno analizzato l’attenzione condivisa, ossia la capacità di condividere lo sguardo e l’interesse verso un oggetto o un evento, una competenza fondamentale nello sviluppo delle abilità sociali e comunicative.

L’indagine si è articolata attraverso due compiti specifici: il gaze following, che misura la capacità di seguire con lo sguardo ciò che un’altra persona osserva o indica, e l’object spectacle, che valuta l’abilità di condividere l’attenzione verso un oggetto in movimento. Ogni compito è stato somministrato sia da un terapista sia da un robot sociale progettato per interagire con segnali sociali strutturati, come gesti, posture e direzione dello sguardo.
I risultati hanno evidenziato differenze significative: i bambini con disturbo dello spettro autistico seguono meno i segnali del terapista, mentre dedicano al robot una quota di attenzione visiva comparabile a quella dei coetanei a sviluppo tipico. Il robot riesce ad agganciare e mantenere il loro sguardo, soprattutto quando l’attenzione è richiamata da oggetti in movimento.
Silvia Annunziata, neuropsichiatra infantile presso la Fondazione Don Gnocchi e prima autrice dello studio, ha commentato:
“La maggiore attenzione verso il robot può essere sfruttata per facilitare la partecipazione attiva dei bambini e supportare interventi terapeutici mirati allo sviluppo delle competenze sociali e comunicative“.
Anna Cavallini, direttore del Dipartimento di Neuropsichiatria e Riabilitazione dell’Età Evolutiva di Fondazione Don Gnocchi, ha aggiunto:
“I robot sociali offrono contesti strutturati e stimoli prevedibili, meno complessi rispetto all’interazione umana. Questo facilita il coinvolgimento dei bambini con disturbo dello spettro autistico, creando nuove opportunità di apprendimento che possono essere trasferite nella vita quotidiana, con il coinvolgimento attivo delle famiglie“.
In Italia c’è stato un aumento significativo delle diagnosi di autismo in questi anni, un incremento che implica una maggiore consapevolezza del problema e il miglioramento degli strumenti di screening. Già intorno ai 3 anni si possono individuare i primi segni, con una prevalenza stimata di 1 bambino su 77 e una maggiore incidenza nei maschi rispetto alle femmine e che riguarda in totale circa 500.000 individui. I dati, delineati dalla Sinpia (Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza) e dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, mostrano come l’autismo sia diffuso ma anche come, a fronte di una diagnosi precoce, sia possibile affrontare questa condizione in maniera efficace e serena, per bambini e famiglie.



