Quando si parla di demenza, termine che che racchiude malattie che causano il declino delle capacità cognitive, si pensa subito agli anziani. Tuttavia, la scienza sta scoprendo che i problemi che portano a queste malattie non spuntano all’improvviso in vecchiaia, ma hanno radici che affondano nell’infanzia e nella giovane età adulta. Questo significa che la vera prevenzione deve iniziare molto prima.
Un nuovo studio ha sottolineato un fatto sorprendente: la capacità cognitiva (quanto siamo “bravi” a pensare) che hai a 70 anni è strettamente collegata alla tua capacità cognitiva quando avevi solo 11 anni. In pratica, se una persona anziana ha capacità cognitive basse, è probabile che quelle capacità fossero già inferiori fin da quando era bambino, e non solo per un rapido peggioramento da anziano.
I ricercatori sottolineano che intervenire quando la demenza è già in corso è quasi inutile. Per questo, l’attenzione si è spostata su due “finestre d’intervento” cruciali. Alcuni fattori di rischio, come traumi cranici, un basso livello di istruzione e persino l’intervallo tra le gravidanze dei genitori, possono lasciare un segno sul cervello. Questa fase è considerata una vera e propria “finestra di intervento cruciale” per ridurre drasticamente il rischio di demenza futura.

Un team di esperti internazionali ha identificato i principali fattori su cui i giovani possono agire per proteggere il loro cervello. Non sono solo vizi, ma vere e proprie condizioni di rischio che possono accelerare i problemi cognitivi futuri:
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fumo, alcol eccessivo, mancanza di attività fisica (sedentarietà) e l’isolamento sociale.
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Avere diabete, obesità, ipertensione (pressione alta) o colesterolo LDL elevato.
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Esposizione all’inquinamento e subire traumi cranici. Anche la perdita precoce di udito o vista è collegata al rischio di demenza.
Gli scienziati non si sono limitati a dare avvertimenti, ma hanno proposto una strategia in tre punti per affrontare il problema, a partire dall’educazione. Aumentare la consapevolezza sui rischi e sui benefici di una buona salute cerebrale, magari attraverso campagne educative a scuola e tasse sui prodotti dannosi (come sigarette e alcol) per finanziare la prevenzione. Coinvolgere attivamente i giovani adulti nella definizione delle politiche sanitarie locali. Creare, infine, una vera e propria “Carta della Salute Cerebrale” per mantenere alta l’attenzione sul benessere del cervello in tutte le fasi della vita.
I giovani di oggi sono già molto attenti alla loro salute mentale e alla neurodiversità (come ADHD o autismo). Questa consapevolezza è la chiave per far capire loro che il cervello è un organo che va protetto fin da subito, perché le decisioni prese oggi hanno un impatto diretto su ciò che succederà tra decenni.



