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Home » Salute » Scienza » Anche gli asteroidi dormono? Gli scienziati trovano l’aminoacido del sonno su Bennu (e la scoperta ha un grande valore)

Anche gli asteroidi dormono? Gli scienziati trovano l’aminoacido del sonno su Bennu (e la scoperta ha un grande valore)

Gli scienziati scoprono il triptofano, l'aminoacido che aiuta a dormire, sull'asteroide Bennu. Una finestra sulle origini della vita nell'universo.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino28 Novembre 2025
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asteroide verso la Terra
asteroide verso la Terra

Una scoperta sorprendente arriva dallo spazio: il triptofano, quell’aminoacido che ci fa venire sonno dopo una bella cena, è stato identificato su Bennu, un asteroide che ogni sei anni passa dalle parti della Terra. Ma perché questa notizia è così importante?

Nel 2020, la sonda OSIRIS-REx della NASA è atterrata su questo sasso cosmico grande circa mezzo chilometro e ha raccolto oltre 121 grammi di rocce e polvere. Il materiale è tornato sul nostro pianeta nel 2023 e da allora i ricercatori di tutto il mondo lo stanno studiando con grande curiosità.

José Aponte, astro-chimico della NASA, spiega che trovare il triptofano è un traguardo eccezionale: si tratta di uno degli aminoacidi più complessi e non era mai stato individuato prima in campioni spaziali o meteoriti. Questo porta a 15 il numero di aminoacidi “costruttori di vita” scoperti su Bennu (su un totale di 20 che servono agli organismi terrestri per funzionare).

La vera domanda è: cosa significa tutto questo? Gli scienziati credono che asteroidi come Bennu potrebbero aver consegnato alla Terra gli ingredienti fondamentali per far nascere la vita miliardi di anni fa. In pratica, questi corpi celesti funzionerebbero come navicelle cargo naturali che trasportano molecole essenziali attraverso il cosmo.

“Vedere questi composti formarsi naturalmente nello spazio ci dice che venivano prodotti già nel sistema solare delle origini, rendendo più semplice l’avvio della vita”, racconta Aponte. Su Bennu sono stati trovati anche altri elementi chiave: tutte e cinque le basi azotate del DNA e dell’RNA, ammoniaca e vari minerali. Insomma, ci sono molti pezzi del puzzle, ma non ancora il quadro completo della vita.

La rappresentazione di un asteroide
La rappresentazione di un asteroide (fonte: Pixabay)

Bennu prende il nome da un’antica divinità egizia legata al sole e alla rinascita. Si è probabilmente formato tra 700 milioni e 2 miliardi di anni fa come frammento di un asteroide molto più grande nella fascia tra Marte e Giove. La sua composizione chimica risale però a circa 4,5 miliardi di anni fa, quando il sistema solare era appena nato.

I materiali che lo compongono provengono addirittura da supernove, quelle esplosioni stellari giganti che funzionano come forni cosmici. Il calore estremo di queste esplosioni ha “cucinato” gli elementi che oggi troviamo sull’asteroide.

C’è anche un dettaglio inquietante: Bennu potrebbe colpire la Terra nel 2182, anche se le probabilità sono bassissime (circa 1 su 2.700). Se dovesse succedere, l’impatto potrebbe causare un inverno globale.

Angel Mojarro, il ricercatore che ha guidato lo studio pubblicato sulla rivista PNAS, paragona le molecole trovate su Bennu a “pezzi di un puzzle non ancora assemblati”. Il punto cruciale è che questi mattoni della vita si formano spontaneamente nello spazio, senza bisogno di condizioni speciali.

Il triptofano appartiene agli aminoacidi “essenziali”, quelli che il nostro corpo non può produrre da solo e deve assumere con il cibo. Trovarlo su un asteroide amplia l’elenco delle molecole biologiche che viaggiano nell’universo.

A differenza dei meteoriti che cadono sulla Terra e si danneggiano attraversando l’atmosfera, il materiale di Bennu è arrivato completamente intatto. Questo lo rende una vera capsula del tempo che conserva la chimica originale del sistema solare primordiale.

Dante Lauretta, professore dell’Università dell’Arizona e co-autore dello studio, sottolinea che grazie a questi campioni immacolati possiamo finalmente osservare sali delicati, minerali e sostanze organiche che normalmente i meteoriti perdono durante l’ingresso nell’atmosfera.

“Il corpo celeste da cui proviene Bennu era un mondo geologico ricco, con diversi sistemi acquosi che operavano in momenti e luoghi differenti. Tutto questo mostra che i piccoli corpi spaziali erano ambienti dinamici e pieni di sostanze organiche molto prima che la vita apparisse sulla Terra”, conclude Lauretta.

La ricerca continua: servono ulteriori test per confermare definitivamente la presenza di triptofano, ma gli scienziati sono ottimisti. Ogni nuovo dettaglio che emerge da Bennu ci avvicina alla risposta di una delle domande più affascinanti dell’umanità: come è iniziata la vita nel nostro angolo di universo?

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