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Home » Salute » Scienza » Da Apollo ad Artemis: perché la missione della NASA porta il nome di una dea greca (speciale)?

Da Apollo ad Artemis: perché la missione della NASA porta il nome di una dea greca (speciale)?

Ecco perché la missione lunare NASA si chiama Artemis: il legame con la mitologia greca, la dea gemella di Apollo e il simbolismo dietro il nuovo programma spaziale.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene7 Aprile 2026
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Statua di Artemide con un capriolo, conservata al Louvre
Statua di Artemide con un capriolo, conservata al Louvre (fonte: Commonists, CC BY-SA 4.0 / Wikimedia Commons)

Il ritorno dell’uomo sulla Luna non è soltanto una sfida tecnologica: è anche un racconto fatto di simboli, memoria e visione del futuro. Non è un caso che la NASA abbia scelto per il suo nuovo programma lunare un nome ricco di significati: Artemis. Dietro questa scelta si intrecciano mitologia greca, storia dell’esplorazione spaziale e un nuovo modo di immaginare la presenza umana nello spazio.

Il nome “Artemis” deriva da Artemide, una delle divinità più importanti della mitologia greca. Artemide era la dea della caccia, della natura selvaggia e soprattutto della Luna. Ma c’è un dettaglio che rende questa scelta particolarmente significativa: era la sorella gemella di Apollo. Il richiamo è tutt’altro che casuale: il programma Artemis è infatti l’erede ideale del celebre programma Apollo, che tra gli anni Sessanta e Settanta portò per la prima volta l’uomo sul suolo lunare.

Scegliere il nome della “gemella” significa dunque creare una continuità simbolica tra le due epoche dell’esplorazione spaziale; ed è comunque tradizione per la NASA utilizzare nomi mitologici per le proprie missioni, evocando valori universali come scoperta, coraggio e desiderio di conoscenza.

Se però Apollo rappresentava la conquista della Luna in un contesto storico segnato dalla competizione della Guerra Fredda, Artemis incarna una visione completamente diversa: il programma punta non solo a tornare sulla Luna, ma a costruire una presenza umana stabile e sostenibile nel tempo.

 

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In questo senso, il nome Artemis assume un valore più ampio:

  • richiama direttamente la Luna, essendo Artemide una divinità lunare;
  • rappresenta una nuova fase dell’esplorazione spaziale;
  • crea un collegamento simbolico con le missioni Apollo.

Non si tratta quindi di una semplice scelta evocativa, ma di un vero e proprio manifesto culturale: Artemis è la continuazione di Apollo, ma anche la sua evoluzione.

Oltre al legame con il passato, il nome Artemis riflette anche i valori del presente: la NASA ha più volte sottolineato che il programma porterà sulla Luna la prima donna e la prima persona di colore, segnando un cambiamento rispetto alle missioni Apollo. In questo contesto, la scelta di una figura femminile forte come Artemide assume un significato ancora più profondo: non è solo un richiamo mitologico, ma un simbolo di inclusività, progresso e rappresentazione. Artemis diventa così il nome di una nuova era dell’esplorazione spaziale: più aperta, più internazionale e più attenta al futuro dell’umanità.

Questi significati trovano oggi una concreta realizzazione nella missione Artemis II, che segna un momento storico per l’esplorazione spaziale contemporanea. Dopo oltre cinquant’anni dalle missioni Apollo, l’essere umano è tornato a spingersi oltre l’orbita terrestre bassa, intraprendendo un viaggio verso la Luna.

Artemis II è la prima missione con equipaggio del programma Artemis: non prevede ancora un allunaggio, ma una traiettoria circumlunare che consente di testare in condizioni reali tutti i sistemi necessari per le missioni future. A bordo della capsula Orion, un equipaggio di quattro astronauti sta affrontando una missione della durata di circa dieci giorni, durante i quali la navicella sorvola la Luna prima di fare ritorno sulla Terra. Si tratta di un passaggio cruciale: dimostra che l’umanità è di nuovo in grado di affrontare missioni nello spazio profondo.

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