Da quasi un secolo la materia oscura è uno dei più grandi enigmi dell’universo. Ora un gruppo di ricercatori giapponesi guidato dal professor Tomonori Totani dell’Università di Tokyo afferma di averla finalmente osservata per la prima volta. Si tratta di una scoperta potenzialmente rivoluzionaria, pubblicata sul Journal of Cosmology and Astroparticle Physics.
La materia oscura rappresenta l’85% di tutta la materia dell’universo, ma è completamente invisibile. Non emette né riflette luce, quindi non possiamo vederla con i telescopi tradizionali. Tutto ciò che conosciamo – stelle, pianeti, il nostro corpo – costituisce appena il 15% della materia esistente.
Gli scienziati sanno che esiste dal 1933, quando l’astronomo Fritz Zwicky notò che alcune galassie si comportavano in modo strano: sembravano tenute insieme da una forza gravitazionale molto più forte di quella generata dalla materia visibile. Negli anni Settanta, l’astronoma Vera Rubin scoprì che le galassie ruotano in un modo che può essere spiegato solo se sono immerse in enormi aloni di materia invisibile.
Il team di Totani ha puntato il telescopio spaziale Fermi della NASA verso il centro della Via Lattea, dove dovrebbe concentrarsi la maggior parte della materia oscura. L’idea è che quando le particelle di materia oscura si scontrano tra loro, potrebbero annichilirsi producendo raggi gamma ad altissima energia, rilevabili dai nostri strumenti.
Ed è proprio quello che hanno trovato: raggi gamma con un’energia di 20 gigaelettronvolt che formano un alone intorno al centro galattico. Sia la forma che l’energia di questi raggi corrispondono perfettamente alle previsioni teoriche sull’annichilazione delle WIMP (particelle massive debolmente interagenti), i principali candidati come componenti della materia oscura.

Perché alcuni scienziati sono scettici? Non tutti sono convinti. Il professor Justin Read dell’Università del Surrey fa notare che se questi raggi gamma derivassero davvero dalla materia oscura, dovremmo vederli anche provenire dalle galassie nane, ma questo non accade. Il professor Kinwah Wu dell’University College London sottolinea che per un’affermazione così straordinaria servono prove altrettanto straordinarie.
Lo stesso Totani ammette che sono necessari più dati. Il passo successivo sarà cercare raggi gamma simili in altre regioni dello spazio. Se li troveranno, avremo finalmente la conferma di aver visto l’invisibile: una nuova particella sconosciuta che potrebbe rivoluzionare la fisica moderna.



