Una nuova tempesta geomagnetica è in arrivo sulla Terra. Secondo le previsioni dello Space Weather Prediction Center della NOAA, il fenomeno dovrebbe colpire il pianeta nella giornata di oggi, con un’intensità classificata come G2, ovvero di livello moderato. L’evento è stato innescato da una serie di espulsioni di massa coronale avvenute il 16 marzo: enormi nubi di plasma e campi magnetici scagliate dal Sole nello spazio.
Quando queste nubi raggiungono la Terra, interagiscono con la magnetosfera terrestre, generando perturbazioni del campo magnetico che possono durare alcune ore o diversi giorni. Nel caso attuale, il materiale solare espulso sta per investire il nostro pianeta, provocando effetti significativi anche se non catastrofici.
Le espulsioni di massa coronale sono enormi rilasci di plasma e campo magnetico dalla corona solare. Possono espellere miliardi di tonnellate di materiale coronale e trasportare un campo magnetico incorporato più intenso del normale vento solare. Queste nubi si allontanano dal Sole a velocità estremamente variabili, da poche centinaia fino a quasi 3000 chilometri al secondo, e impiegano da meno di un giorno a diversi giorni per raggiungere il nostro pianeta.
Durante il viaggio queste onde si espandono notevolmente e le espulsioni più grandi possono arrivare a occupare, quando raggiungono la Terra, uno spazio pari a circa un quarto della distanza Terra-Sole. Le più veloci dirette verso il nostro pianeta possono raggiungerci in appena 15-18 ore, mentre le più lente impiegano diversi giorni.

Una tempesta di classe G2 può generare alcuni disagi, soprattutto a livello tecnologico. La NOAA ha segnalato i seguenti possibili effetti sugli apparati: riduzione della qualità delle comunicazioni radio ad alta frequenza, fluttuazioni di tensione nelle reti elettriche, malfunzionamenti negli strumenti di navigazione e problemi nei sistemi satellitari che potrebbero richiedere piccole correzioni di rotta.
Si tratta tuttavia di effetti generalmente gestibili e nella maggior parte dei casi affrontabili senza particolari difficoltà. Gli esperti parlano di conseguenze contenute, non paragonabili agli scenari più estremi che potrebbero verificarsi con eventi di livello G4 o G5, capaci di causare blackout estesi o danni seri ai sistemi satellitari.
Le tempeste geomagnetiche sono fenomeni naturali legati all’attività del Sole, che attraversa cicli di maggiore o minore intensità. Negli ultimi mesi, l’attività solare si è mostrata particolarmente dinamica, con frequenti eruzioni e brillamenti.
Non tutto è negativo in questo evento astronomico. Quest’anno, per la Festa del Papà, il Sole ha deciso di partecipare ai festeggiamenti con un regalo spettacolare. L’impatto di questa nube di plasma solare promette infatti di ridisegnare la mappa delle aurore boreali. Gli scienziati non escludono un improvviso passaggio alla classe G3: se una tempesta di livello G2 è solitamente capace di spingere le luci danzanti fino a latitudini intermedie, in questo caso lo spettacolo potrebbe diventare visibile molto più a Sud, raggiungendo zone insolite.
Le tempeste geomagnetiche generano aurore quando particelle cariche colpiscono la magnetosfera e penetrano nell’atmosfera terrestre, creando luci danzanti nei cieli. Per chi avrà la fortuna di trovarsi nelle giuste latitudini, basterà guardare verso Nord, lontano dalle luci cittadine, per godersi questo spettacolo naturale.
Non è un caso che questo evento avvenga proprio a ridosso dell’equinozio di primavera. Esiste infatti un fenomeno geofisico, noto come effetto Russell-McPherron, che rende marzo uno dei mesi più fortunati per chi va a caccia di aurore. In questo periodo dell’anno, la Terra non si limita a ricevere più luce solare, ma si trova in una posizione geometrica particolare.
È come se lo scudo magnetico del nostro pianeta presentasse delle fessure stagionali: mentre per gran parte dell’anno l’inclinazione terrestre aiuta a deflettere le particelle cariche provenienti dal Sole, durante l’equinozio l’orientamento del nostro campo magnetico si allinea perfettamente con il vento solare. Questa connessione diretta permette alle particelle cariche di penetrare con più facilità nella nostra atmosfera, innescando aurore molto più brillanti, estese e frequenti rispetto agli altri mesi dell’anno.



