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Home » Salute » Scienza » Il cervello “divide” gli odori in due: cosa sono e come ci fanno sentire

Il cervello “divide” gli odori in due: cosa sono e come ci fanno sentire

Il cervello elabora gli odori in due fasi distinte: prima identifica cosa sono, poi valuta se ci piacciono. La scoperta è giapponese.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino18 Novembre 2025
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Donna con profumo
Donna con profumo (fonte: FreePik)

Quando inaliamo un profumo, l’esperienza ci sembra istantanea e unitaria: riconosciamo subito cosa stiamo annusando e sappiamo se ci piace o meno. Eppure, dietro questa apparente semplicità si nasconde un processo cerebrale complesso e sorprendentemente stratificato. Una nuova ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience da Masako Okamoto e colleghi dell’Università di Tokyo rivela che il cervello elabora gli odori in due fasi distinte e separate nel tempo: prima identifica oggettivamente cosa sia quell’odore, poi valuta soggettivamente come ci fa sentire.

I ricercatori hanno registrato l’attività cerebrale tramite elettroencefalografia di un gruppo di volontari mentre inalavano diverse fragranze. I partecipanti hanno inoltre completato questionari e test standardizzati per valutare la loro capacità di rilevare, identificare e discriminare gli odori. Ciò che è emerso è una chiara gerarchia temporale nel modo in cui il cervello processa le informazioni olfattive.

donna che respira
donna che respira (fonte: Unsplash)

Appena 80 millisecondi dopo la presentazione di un odore, il cervello genera un segnale neurale precoce che codifica le caratteristiche molecolari oggettive della sostanza inalata. Questo segnale, caratterizzato da un’attività nella banda di frequenza theta e con un picco a 370 millisecondi, permette al cervello di riconoscere e discriminare gli odori con precisione. La qualità di questa attività precoce risulta direttamente associata alla capacità individuale di distinguere con accuratezza odori diversi tra loro.

Solo in una fase successiva, a partire da 720 millisecondi dopo l’inalazione, emerge un’attività cerebrale di frequenza diversa, nella banda delta, che codifica la piacevolezza dell’odore. Questo secondo segnale riflette la dimensione soggettiva ed emotiva dell’esperienza olfattiva, ovvero quanto quel profumo risulti gradevole per la persona.

Le implicazioni di questa scoperta vanno oltre la comprensione teorica della percezione olfattiva. I diversi pattern di attività cerebrale identificati potrebbero servire come biomarcatori per valutare i disturbi olfattivi o per sviluppare nuove strategie terapeutiche volte a migliorare la funzione olfattiva. La capacità di distinguere tra il segnale legato all’identificazione e quello legato al piacere offre potenziali strumenti diagnostici più raffinati per comprendere dove si verificano i deficit nelle persone con problemi di olfatto.

 

 

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