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Home » Salute » Scienza » La bufala del “Volto su Marte”, un classico smentito dalla scienza

La bufala del “Volto su Marte”, un classico smentito dalla scienza

Nel 1976 una foto di Marte diede il via a teorie e speculazioni sulla presenza di alieni sul Pianeta Rosso. Ma la verità era un'altra.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene1 Agosto 2025
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Il "Volto su Marte" immortalato per la prima volta dal Viking 1 nel 1976
Il "Volto su Marte" immortalato per la prima volta dal Viking 1 nel 1976 (fonte: NASA/JPL/MSSS)

È il 1976 quando una foto scattata dalla sonda Viking 1 della NASA scatena un mistero che ancora oggi fa discutere: quello del “Volto su Marte“. Ma è davvero un’antica scultura aliena, visibile sul Pianeta Rosso da milioni di chilometri di distanza, o solo un gioco di luci e ombre? Facciamo un po’ di chiarezza su questa faccenda, approfondendo la storia di una delle più affascinanti bufale degli ultimi tempi, tra scienza, immaginazione e la nostra eterna voglia di credere nell’ignoto.

Tutto inizia appunto il 25 luglio 1976: la sonda Viking 1, orbitando attorno a Marte, fotografa la regione di Cydonia, una pianura marziana costellata di colline e crateri. Tra le immagini trasmesse alla Terra, una si distingue in modo evidente: quella di una formazione rocciosa che, sotto la luce del sole, sembra un volto umano con occhi, naso e bocca ben definiti.

La foto, catalogata come “35A72“, diventa virale (per gli standard degli anni ’70) e accende l’immaginazione di scienziati, appassionati di UFO e teorici del complotto. È un monumento costruito da una civiltà marziana? Un messaggio per noi terrestri? La NASA, però, frena gli entusiasmi: si tratta solo di una collina erosa, illuminata in modo particolare.

Il “Volto su Marte” è un classico esempio di pareidolia, ossia quel fenomeno psicologico che ci porta a vedere forme familiari – come volti o figure – in immagini casuali, come nuvole o macchie. La bassa risoluzione della foto originale, scattata con la tecnologia degli anni ’70, contribuisce all’effetto: le ombre creano l’illusione di un volto scolpito. Anni dopo, quando sonde più avanzate come il Mars Global Surveyor (1998) e il Mars Reconnaissance Orbiter (2006) riprendono la stessa zona con immagini ad alta definizione, il mistero si dissolve. Il “volto” è solo una collina alta circa 400 metri, modellata dall’erosione e dai venti marziani. Nessun occhio, nessun naso, solo rocce e polvere.

Un'immagine ad altissima risoluzione del "Volto su Marte" scattata dal Mars Global Surveyor nel 2001
Un’immagine ad altissima risoluzione del “Volto su Marte” scattata dal Mars Global Surveyor nel 2001 (fonte: NASA)

Eppure la scienza non basta a spegnere le teorie alternative: negli anni ’80 e ’90, libri e documentari alimentano l’idea che il Volto sia parte di un complesso archeologico marziano, con tanto di piramidi e strutture geometriche nella regione di Cydonia. Autori come Richard Hoagland sostengono che la NASA nasconda la verità su antiche civiltà extraterrestri. Ma le immagini moderne parlano chiaro: le “piramidi” sono semplici formazioni naturali, e il Volto non è che un’illusione ottica.

Il fascino del Volto su Marte non risiede solo nella foto, ma in ciò che rappresenta: il nostro desiderio di non essere soli nell’universo. Fin dall’antichità, del resto, il genere umano osserva il cosmo alla ricerca di risposte, e Marte è da lungo tempo considerato un candidato ideale per ospitare vita al di fuori della Terra. La foto del 1976 arriva in un’epoca di fermento culturale, tra l’uscita di Guerre Stellari e il crescente interesse verso gli UFO. Non sorprende quindi che un’immagine così ambigua abbia acceso tante speranze e speculazioni.

Oggi sappiamo che il Volto su Marte non è una scultura aliena ma una formazione geologica, eppure la sua storia continua a ispirare: è apparso in film, libri di fantascienza e persino in videogiochi, diventando un simbolo della nostra curiosità cosmica. La regione di Cydonia resta sotto i riflettori: nel 2007 nuove immagini del Mars Reconnaissance Orbiter hanno mostrato altre formazioni che, con un po’ di immaginazione, ricordano animali o figure. La pareidolia colpisce ancora.

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