Nel cuore della Grande Nube di Magellano, una galassia satellite della nostra Via Lattea, si sta consumando un evento che sta riscrivendo i manuali di astrofisica. La protagonista è WOH G64, una delle stelle più imponenti mai censite dall’uomo, la quale ha intrapreso una metamorfosi così rapida da sconvolgere la comunità scientifica internazionale. In meno di un decennio, questo colosso dei cieli ha compiuto un salto evolutivo che, secondo le teorie classiche, avrebbe dovuto richiedere milioni di anni.
Il monitoraggio costante, iniziato nel 2011, ha rivelato anomalie comportamentali senza precedenti. Nel 2013, dopo un intervallo di oscuramento visivo, la stella è riemersa con un volto completamente nuovo: la sua temperatura superficiale è aumentata di oltre 1.000 gradi Celsius, provocando un radicale mutamento cromatico. Quella che era una supergigante rossa si è trasformata in una rara ipergigante gialla.
Questo surriscaldamento ha generato una contrazione fisica impressionante. WOH G64, che originariamente vantava un raggio pari a 1.500 volte quello del Sole, si è ridotta a circa 800 raggi solari. Nonostante questo “dimagrimento”, la stella conserva una massa colossale, circa 28 volte superiore a quella della nostra stella madre, pur essendo giovanissima in termini cosmici con i suoi 5 milioni di anni d’età.
Le ipergiganti gialle rappresentano una fase della vita stellare estremamente fugace e difficile da intercettare. Si tratta di un momento di transizione instabile che prelude solitamente alla fine catastrofica dell’astro. Lo studio di questo fenomeno, pubblicato su Nature Astronomy, è considerato una pietra miliare poiché permette di osservare la “morte” di un sole massiccio in tempo reale, un’opportunità che la brevità della vita umana raramente concede agli astronomi.

Per spiegare un cambiamento così repentino, gli scienziati hanno elaborato due scenari principali:
L’ipotesi del sistema binario suggerisce che WOH G64 non sia sola, ma possieda una stella compagna. Durante la sua espansione, la ipergigante avrebbe “inghiottito” la vicina, provocando un’espulsione violenta dei propri strati esterni e accelerando il riscaldamento superficiale.
La seconda teoria ipotizza che la stella stia semplicemente tornando a uno stato originale più calmo dopo un’eruzione passata che l’aveva forzatamente trasformata in supergigante rossa. In questo caso, non saremmo di fronte a un’agonia, ma a un ritorno alla normalità.
Grazie alle immagini ad alta risoluzione catturate dal Very Large Telescope dell’ESO, gli esperti stanno analizzando ogni singola contrazione della superficie stellare. Se la tendenza attuale dovesse persistere, WOH G64 potrebbe essere vicina all’esplosione in supernova, uno degli eventi più luminosi e potenti dell’universo. Sebbene sia difficile fare previsioni certe su un fenomeno mai documentato prima con tale precisione, l’umanità potrebbe trovarsi presto spettatrice di un fuoco d’artificio cosmico di proporzioni leggendarie, destinato a segnare la storia dell’astronomia moderna.



