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Home » Salute » Scienza » Da dove arriva veramente la Pietra dell’Altare di Stonehenge? La risposta riscrive completamente la storia

Da dove arriva veramente la Pietra dell’Altare di Stonehenge? La risposta riscrive completamente la storia

La Pietra dell'Altare di Stonehenge è la prova tangibile di un'Inghilterra preistorica molto più connessa e sofisticata di quanto si pensi.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino23 Settembre 2025
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l'alba a Stonehenge
L'alba a Stonehenge (fonte: Unsplash)

Quello che credevamo di sapere su Stonehenge potrebbe essere completamente sbagliato. Una scoperta rivoluzionaria pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature ha infatti ribaltato una certezza che gli archeologi avevano da decenni: la famosa “Pietra dell’Altare”, il gigantesco blocco di arenaria che si trova al centro del circolo di pietre nell’Inghilterra meridionale, non proviene dal Galles come si pensava, ma dalla Scozia.

La Pietra dell’Altare è davvero impressionante: pesa sei tonnellate ed è lunga circa 5 metri per un metro di larghezza. Attualmente giace parzialmente sepolta sotto due enormi pietre cadute nel corso dei millenni. È composta da arenaria del Devoniano antico, riconoscibile per il suo colore verdastro, ed è la più grande tra tutte le pietre “non-sarsen” del sito (i sarsen sono le pietre più comuni di Stonehenge).

Il team di ricercatori guidato dall’università australiana Curtin ha analizzato minuscoli frammenti della pietra, studiando l’età e la composizione chimica dei minerali al suo interno. Quello che hanno trovato è sorprendente: alcuni granelli minerali hanno tra 1.000 e 2.000 milioni di anni, mentre altri sono “solo” di 450 milioni di anni. Questa “impronta digitale chimica” corrisponde perfettamente alle rocce del Bacino Orcadico nella Scozia nordorientale, e non ha nulla a che vedere con le rocce gallesi.

Stonehenge con il cielo azzurro
Stonehenge con il cielo azzurro (fonte: Unsplash)

La pietra proviene da almeno 750 chilometri di distanza dal sito di Stonehenge, molto più lontano dei 300 chilometri circa che la separavano dalle precedenti presunte origini gallesi.

Questa scoperta apre scenari affascinanti sulla società neolitica britannica di circa 4.600 anni fa. Come hanno fatto i nostri antenati a trasportare una pietra così pesante per una distanza così enorme? Gli scienziati ipotizzano che sia stata necessaria una forma di trasporto navale lungo le coste britanniche, perché trascinare sei tonnellate via terra per 750 chilometri sarebbe stato praticamente impossibile con i mezzi dell’epoca.

Ma c’è di più: il fatto stesso che abbiano intrapreso un viaggio così complesso suggerisce l’esistenza di reti commerciali a lunga distanza e di un livello di organizzazione sociale molto più avanzato di quanto immaginassimo. Non stiamo parlando di tribù isolate, ma di comunità capaci di coordinare progetti monumentali che richiedevano risorse, manodopera e conoscenze tecniche straordinarie.

Ora inizia una nuova caccia al tesoro: individuare il punto esatto della Scozia da cui proviene la pietra. I ricercatori sanno che si trova nel Bacino Orcadico, ma l’area è ancora molto vasta. La scoperta ha risolto un mistero ma ne ha sollevato un altro, come spesso accade con Stonehenge.

C’è anche una novità recente che complica ulteriormente il quadro: una ricerca del gennaio 2025 pubblicata sul Journal of Archaeological Science ha escluso che la pietra provenga dalle Isole Orcadi continentali, restringendo il campo di ricerca ma lasciando ancora molte domande aperte.

Stonehenge, dunque, non era solo un monumento locale, dalla storia unica, segnata anche da un’asta particolare, ma il risultato di una rete di contatti che attraversava l’intera isola. Le persone del Neolitico non erano isolate nelle loro comunità: commerciavano, viaggiavano e collaboravano su scale geografiche che rivaleggiavano con quelle di civiltà storicamente più “avanzate”.

 

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