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La storia di Jan Miskovic con gli occhi inizia da bambino, quando sviluppa una combinazione rara e complessa di disturbi visivi: ambliopia (il cosiddetto “occhio pigro”), astigmatismo, strabismo e cheratocono, una malformazione della cornea che la rende progressivamente più sottile e conica. A questi problemi si aggiunge una miopia progressiva, destinata a non fermarsi mai.
Il momento che accelera tutto è un grave incidente durante una gara in idrovolante, un mezzo ibrido tra una moto da corsa e un motoscafo da offshore, che causa lesioni serie a entrambi gli occhi. Come se non bastasse, gli antibiotici assunti nel periodo di cura contribuiscono a peggiorare ulteriormente la situazione visiva.
Nel 2001 la miopia di Miskovic era già considerata estrema: -45 diottrie. La perdita prosegue però senza sosta, a un ritmo di 4-5 diottrie all’anno. Nel 2008 la correzione sale a -53, nel 2012 tocca -80, a quel punto i tecnici devono unire due lenti insieme tramite polimerizzazione, perché nessuna lente singola può raggiungere quella potenza. Il record viene certificato nel febbraio 2016, superando il precedente traguardo di -104 diottrie stabilito dallo stesso team appena un anno prima, nel gennaio 2015.
Costruire lenti da -108 diottrie non è un’operazione ordinaria. Nessuno strumento ottico standard è in grado di misurare una miopia così elevata. L’optometrista Sebastian Chrien, con studio a Banská Bystrica in Slovacchia, valuta la correzione necessaria posizionando manualmente lenti di prova davanti agli occhiali di Miskovic e osservandone la risposta soggettiva, centimetro per centimetro.
Le lenti finali sono il frutto di una collaborazione franco-slovacca straordinaria, guidata dai laboratori Essilor. La superficie interna di ogni lente ha una potenza di -77 diottrie, quella esterna di -31, per un totale complessivo di -108. A completare il sistema c’è una correzione cilindrica di 6 diottrie per l’astigmatismo. L’apertura ottica garantisce un campo visivo di circa ±30°, ritenuto soddisfacente per una lente di questa portata. L’effetto estetico è insolito e immediato: le lenti trasformano gli occhi di Miskovic in piccoli punti scuri quasi impercettibili, come si nota nelle fotografie che lo ritraggono.
Il paradosso più affascinante della vita di Miskovic è questo: l’uomo più miope del mondo fa il fotografo. E lo fa senza usare il mirino della macchina fotografica. Compone l’inquadratura nella propria mente, affidandosi all’istinto, all’esperienza e a una conoscenza profonda dei soggetti che ritrae. Solo dopo lo scatto, con gli occhiali, rivede e ritocca le immagini.
Il suo lavoro spazia dalla fotografia di viaggio a quella sportiva, con una predilezione per i ritratti musicali. La fotografia a cui è più legato ritrae Giovanni Paolo II durante la visita a Banská Bystrica nel 2003: uno scatto strappato in condizioni difficilissime, con la visuale ostruita dalle guardie svizzere e il pontefice con il volto nascosto nelle mani durante la preghiera, fino a quando, all’improvviso, le abbassò.
Jan Miskovic non si limita alla fotografia. Ama il jazz, frequenta gli amici e pilota aeromodelli — un’altra attività che, a sentirlo descrivere, sembrerebbe incompatibile con la sua condizione visiva. La sua storia è diventata un punto di riferimento nel mondo dell’ottica internazionale, e la rivista specializzata Points de Vue – International Review of Ophthalmic Optics gli ha dedicato un ampio servizio, documentando l’intera avventura tecnica e umana.



