Sulle isole vulcaniche e ancora giovani delle Galápagos, è stato osservato un fenomeno tanto sorprendente quanto raro: i pomodori selvatici sembrano tornare indietro nel tempo, abbandonando milioni di anni di evoluzione per riattivare tratti genetici ancestrali. In particolare, alcune piante stanno riprendendo a produrre gli alcaloidi (molecole tossiche) simili a quelle presenti in antichi parenti della melanzana, e assenti nei pomodori coltivati moderni. Questo processo è stato descritto da un gruppo di ricercatori della University of California, Riverside e del Weizmann Institute of Science in uno studio pubblicato su Nature Communications.
Gli scienziati hanno raccolto oltre 50 campioni da diverse zone delle isole, analizzando due specie endemiche: Solanum cheesmaniae e Solanum galapagense. L’analisi ha evidenziato che nelle isole orientali, più vecchie e biologicamente ricche, i pomodori producono alcaloidi simili a quelli delle varietà coltivate attuali. Ma nelle isole occidentali, più giovani, vulcaniche e povere di risorse, le piante hanno adottato una chimica più antica, reintroducendo una forma arcaica di alcaloide mai più osservata dai tempi delle piante progenitrici sudamericane.
Gli alcaloidi sono molecole amare e tossiche presenti in molte piante della famiglia delle solanacee (come pomodori, patate e melanzane), e agiscono come pesticidi naturali. Nelle coltivazioni moderne si tende a limitarli perché possono essere dannosi per l’uomo, ma in natura restano una difesa vitale contro insetti e funghi.

A livello molecolare, la differenza è impressionante: un cambiamento in appena quattro amminoacidi in un singolo enzima è sufficiente per modificare la struttura tridimensionale della molecola prodotta, trasformandola da moderna ad ancestrale. Gli scienziati hanno dimostrato questo meccanismo inserendo in laboratorio i geni modificati in piante di tabacco, che hanno subito iniziato a produrre gli alcaloidi antichi.
Questo tipo di ritorno genetico non è del tutto inedito, ma è estremamente raro. Si parla in questi casi di atavismo genetico, ovvero la riemersione di tratti che appartenevano a un lontano antenato. È stato osservato, ad esempio, in alcuni esperimenti su polli che hanno “riscoperto” la capacità di sviluppare denti. Tuttavia, quello delle Galápagos è un esempio ancora più potente, perché il cambiamento si è diffuso in tutta una popolazione selvatica, senza intervento umano, e si collega direttamente alle condizioni ambientali del territorio.
Infatti, secondo i ricercatori, l’ambiente ostile delle isole occidentali, suoli poveri, clima più rigido, biodiversità inferiore, potrebbe aver innescato una pressione selettiva che favorisce il ritorno alle difese chimiche più efficaci del passato. In pratica, la natura ha “scelto” di tornare indietro perché quelle vecchie sostanze tossiche funzionano meglio in quel contesto.



