Una singola infusione per abbassare il colesterolo per tutta la vita, senza pillole quotidiane né iniezioni periodiche. Non è fantascienza, ma il risultato di uno studio pilota pubblicato sul New England Journal of Medicine che ha utilizzato la tecnologia CRISPR-Cas9 per modificare un gene specifico in 15 pazienti affetti da colesterolo gravemente alto.
La ricerca, presentata alle Sessioni Scientifiche dell’American Heart Association a New Orleans, ha dimostrato una riduzione media del 50% delle lipoproteine a bassa densità, meglio conosciute come colesterolo LDL o colesterolo “cattivo”, quello maggiormente responsabile delle malattie cardiovascolari. Parallelamente, i trigliceridi, un altro tipo di grasso nel sangue legato al rischio cardiovascolare, sono calati in media del 55%.
Secondo il dottor Steven Nissen, chief academic officer del Sydell and Arnold Miller Family Heart, Vascular & Thoracic Institute della Cleveland Clinic in Ohio e autore senior dello studio, si tratta di un potenziale punto di svolta. “Speriamo che questa sia una soluzione permanente, dove le persone più giovani con malattie gravi possano sottoporsi a una terapia genica ‘una volta per tutte’ e avere LDL e trigliceridi ridotti per il resto della loro vita. È un sogno che diventa realtà“, ha dichiarato Nissen, ammettendo che 15 anni fa avrebbe considerato impossibile un simile traguardo.

La tecnica sfrutta CRISPR-Cas9, una sorta di forbice molecolare biologica che taglia un gene specifico per modificarlo o disattivarlo. In questo caso, l’obiettivo è il gene ANGPTL3, responsabile della regolazione del colesterolo LDL e dei trigliceridi. L’idea è nata dall’osservazione di una rara mutazione genetica naturale. Circa una persona su 250 negli Stati Uniti nasce con il gene ANGPTL3 non funzionante. Queste persone mantengono per tutta la vita livelli bassissimi di colesterolo LDL e trigliceridi senza conseguenze negative apparenti e hanno un rischio cardiovascolare estremamente ridotto o nullo.
I 15 partecipanti allo studio hanno ricevuto dosi variabili del farmaco basato su CRISPR attraverso un’infusione: alcuni hanno ricevuto una dose minima di 0,1 milligrammi per chilogrammo, altri dosi crescenti fino a 0,8 milligrammi per chilogrammo. Come ha spiegato il dottor Luke Laffin, cardiologo preventivo presso il Cleveland Clinic e autore principale dello studio, la riduzione media del 55% dei trigliceridi e quasi del 50% del colesterolo LDL si è verificata alla dose più alta.
Un aspetto rassicurante della terapia riguarda la sua specificità: mentre nelle persone con la mutazione naturale il gene ANGPTL3 è spento in ogni cellula del corpo, il nuovo farmaco agisce esclusivamente sul fegato, l’organo responsabile della sintesi dei trigliceridi e della produzione di colesterolo. Questo approccio mirato riduce la probabilità di modifiche genetiche indesiderate in altre parti dell’organismo, aumentando il profilo di sicurezza a lungo termine.
Gli effetti collaterali del trattamento iniziale sono stati minimi, principalmente irritazioni nei siti di infusione. Un partecipante ha sofferto di un’ernia del disco spinale, un altro ha mostrato un aumento degli enzimi che potrebbe segnalare un danno epatico, ma i livelli si sono normalizzati entro due settimane. Tuttavia, un paziente è deceduto sei mesi dopo l’infusione a causa di una malattia cardiovascolare avanzata preesistente, avendo ricevuto la dose più bassa del farmaco.
Le malattie cardiache rappresentano la principale causa di morte tra gli adulti negli Stati Uniti e nel mondo, e il colesterolo LDL elevato gioca un ruolo centrale in questo scenario. I cardiologi raccomandano oggi alle persone con malattie cardiache preesistenti o con predisposizione genetica a un colesterolo difficile da controllare di abbassare il proprio LDL ben al di sotto di 100, che è la media statunitense.
Lo studio era estremamente piccolo e progettato principalmente per testare la sicurezza del nuovo farmaco. I risultati preliminari, tuttavia, aprono prospettive affascinanti per milioni di persone che convivono con il colesterolo alto e devono gestire quotidianamente una terapia farmacologica.



