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Home » Salute » Scienza » Si erano sbagliati: sul pianeta Urano il giorno dura 28 secondi in più rispetto a quanto visto fino a oggi

Si erano sbagliati: sul pianeta Urano il giorno dura 28 secondi in più rispetto a quanto visto fino a oggi

La nuova misurazione è basata su 11 anni di osservazioni delle aurore del pianeta effettuate da Hubble. Ecco perché è importante.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino8 Aprile 2025Aggiornato:8 Aprile 2025
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Pianeta Urano
Pianeta Urano (fonte: Nasa/Unsplash)

Il pianeta Urano, da sempre uno degli oggetti più enigmatici del Sistema Solare, ha appena rivelato un piccolo ma significativo segreto: i suoi giorni sono più lunghi di quanto si pensasse. Una nuova analisi basata su un decennio di osservazioni ha stabilito che la sua rotazione dura 28 secondi in più rispetto alla stima ufficiale. Dietro questo aggiornamento c’è uno studio condotto da un team internazionale guidato dall’astronomo francese Laurent Lamy, che ha sfruttato la lunga serie di dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble.

Fino ad oggi, la durata di un giorno su Urano era basata sulle rilevazioni della sonda Voyager 2, che nel 1986 aveva stimato un periodo di rotazione pari a 17 ore, 14 minuti e 24 secondi. Tuttavia, questa misura si basava su segnali radio e dati magnetici raccolti in un brevissimo passaggio ravvicinato. Con il passare degli anni, gli scienziati si sono resi conto che quella stima aveva un margine di errore tale da provocare una deviazione di 180 gradi nelle coordinate del pianeta, rendendo inaffidabili le mappe costruite a partire da quei dati.

lo spazio stellare
lo spazio stellare (fonte: Unsplash)

Per risolvere il problema, il team ha studiato le aurore di Urano — spettacolari fenomeni luminosi prodotti dall’interazione tra il campo magnetico e il vento solare, Hubble aveva già catturato quelle di Nettuno — osservandone l’evoluzione tra il 2011 e il 2022. Grazie alla periodicità con cui le aurore si ripresentano nei pressi dei poli magnetici, è stato possibile stabilire con maggiore precisione la velocità di rotazione del pianeta. Il nuovo valore — 17 ore, 14 minuti e 52 secondi — non solo aggiorna il calendario astronomico, ma restituisce anche un sistema di coordinate affidabile, fondamentale per qualunque futura missione spaziale diretta verso il gigante ghiacciato.

Perché questo ci dovrebbe interessare? Perché la possibilità di determinare con precisione la rotazione di un corpo celeste sfruttando le aurore e il campo magnetico apre nuove prospettive nello studio di pianeti lontani, inclusi quelli esterni al nostro Sistema Solare. La tecnica sviluppata potrà essere applicata anche agli esopianeti, offrendo strumenti sempre più accurati per conoscerne caratteristiche e potenziale abitabilità.

La ricerca è stata pubblicata su Nature Astronomy.

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