La ricerca di vita extraterrestre ha sempre affascinato l’umanità, e Marte, il pianeta rosso, è da tempo al centro dell’attenzione degli scienziati. Le recenti scoperte del rover Perseverance della NASA nel cratere Jezero alimentano ulteriormente questa speranza, aprendo scenari inediti sulla possibilità di vita passata sul pianeta.
Perseverance, atterrato su Marte nel febbraio 2021 con la missione di cercare tracce di vita, ha individuato insoliti minerali associati a carbonio organico all’interno di rocce argillose nella formazione Bright Angel, situata alla base del lato settentrionale dell’antica valle fluviale Neretva Vallis. Questi minerali, tra cui fosfato di ferro e solfuro di ferro (vivianite e greigite), sono considerati potenziali biofirme, ovvero indizi che potrebbero essere compatibili con processi biologici.
La scoperta, pubblicata su Nature con il contributo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) italiano, si basa sull’analisi di un campione chiamato “Sapphire Canyon”, prelevato nel 2024. Le analisi mostrano la presenza di minuscoli noduli e granuli arricchiti di questi minerali, associati al carbonio organico. Secondo i ricercatori, la loro presenza in un contesto sedimentario di argilliti e conglomerati, formatosi in un antico ambiente lacustre, supporta la classificazione come potenziali biofirme. Le immagini rivelano anche particolari strutture geologiche, soprannominate “poppy seeds” e “leopard spots”, con concentrazioni di carbonio e minerali che ricordano ambienti terrestri caratterizzati da attività microbica.

È importante sottolineare che, sebbene la presenza di carbonio organico e questi specifici minerali sia spesso associata alla vita sulla Terra, potrebbero esistere anche spiegazioni geochimiche non biologiche per la loro formazione su Marte. Come sottolineato da Joel Hurowitz della Stony Brook University, a capo della ricerca, “non possiamo dire di avere trovato la vita su Marte. Una delle possibili spiegazioni è la presenza di microbi antichi, ma esistono anche scenari alternativi non biologici“.
Per avere certezze, sarà necessario attendere il ritorno dei campioni sulla Terra, previsto per il 2040, nell’ambito della missione Mars Sample Return. Solo analisi più approfondite, condotte con strumentazioni ad alta sensibilità, potranno confermare o smentire l’origine biologica di queste molecole. Tuttavia, la scoperta di Perseverance rappresenta un passo significativo nella ricerca di vita extraterrestre, offrendo uno degli indizi più promettenti finora raccolti sull’esistenza di condizioni potenzialmente abitabili su Marte in un lontano passato.
Questa scoperta si inserisce in un contesto di crescente interesse per l’esplorazione di Marte. Precedenti studi avevano già evidenziato la presenza di acqua ghiacciata e la possibilità di un antico oceano sul pianeta, confermando che Marte, miliardi di anni fa, potesse avere un clima più umido e potenzialmente abitabile. Già nel 2022, Perseverance aveva individuato rocce con tracce organiche, alimentando le speranze degli scienziati.



