L’identificazione di un candidato esopianeta dalle dimensioni quasi identiche a quelle terrestri, in orbita attorno a una stella distante 146 anni luce, ha scosso la comunità scientifica internazionale. La scoperta riguarda HD 137010 b, un mondo che impiega circa 355 giorni per completare un giro intorno al suo sole, rivelando una somiglianza temporale sbalorditiva con il nostro anno. Il segnale, rimasto nascosto per anni negli archivi del telescopio spaziale Kepler, è emerso grazie a un’analisi meticolosa che ha isolato un singolo calo di luminosità stellare della durata di appena dieci ore.

Per lungo tempo, i sistemi automatizzati di ricerca di pianeti extra-solari hanno fallito nel rilevare HD 137010 b. Questi algoritmi sono programmati per cercare segnali ripetitivi e costanti; tuttavia, quando un pianeta ha un’orbita molto lunga, i suoi passaggi davanti alla stella sono rari. Alexander Venner, ricercatore presso il Max Planck Institute for Astronomy, ha guidato lo studio che ha portato alla luce questo “mondo perduto”.
L’indizio decisivo è stato individuato inizialmente dai volontari del progetto Planet Hunters, cittadini appassionati che analizzano i dati pubblici a occhio nudo. La loro segnalazione ha permesso agli astronomi di confermare che quel flebile oscuramento della stella non era un errore strumentale, né l’interferenza di un’altra stella o di rumore elettronico, ma il transito di un corpo celeste roccioso.
Sebbene le dimensioni e la durata dell’anno suggeriscano un gemello della Terra, le condizioni ambientali potrebbero essere profondamente diverse. La stella ospite è una nana di classe K, un astro più piccolo, meno caldo e meno luminoso del nostro Sole. Di conseguenza, pur trovandosi a una distanza simile a quella che separa noi dal Sole, il pianeta riceve solo il 29% dell’energia solare che investe la Terra.
Questo dato suggerisce un clima tendenzialmente gelido. Secondo i modelli attuali esiste una probabilità del 40% che il pianeta si trovi all’interno della zona abitabile conservativa. Senza una protezione gassosa, la superficie potrebbe essere interamente congelata, riflettendo la scarsa luce stellare nello spazio. Tuttavia, la presenza di un’atmosfera densa, magari ricca di anidride carbonica, potrebbe innescare un effetto serra capace di intrappolare il calore e mantenere l’acqua allo stato liquido.
A differenza di altri esopianeti simili alla Terra che orbitano attorno a stelle fioche e lontane (come il celebre Kepler-186f), la stella HD 137010 è insolitamente luminosa e vicina. Questa caratteristica la rende un bersaglio perfetto per i telescopi di prossima generazione. La luminosità permette infatti di raccogliere un numero sufficiente di fotoni per studiare la composizione chimica dell’eventuale atmosfera planetaria.
Molti mondi potenzialmente abitabili scoperti finora orbitano attorno a nane rosse, stelle instabili che spesso investono i propri pianeti con radiazioni letali. HD 137010 b, invece, offre un ambiente più tranquillo, simile a un laboratorio naturale dove studiare come la vita o le condizioni pre-biotiche possano evolversi su pianeti rocciosi con orbite ampie.
Nonostante l’entusiasmo, la prudenza scientifica è d’obbligo. Trattandosi di un singolo transito registrato, è necessaria una seconda osservazione diretta per confermare con certezza millimetrica l’orbita e la natura del pianeta. Misurare il “vacillamento” della stella causato dalla gravità del pianeta (velocità radiale) è attualmente difficile, poiché la massa di un corpo simile alla Terra produce un effetto quasi impercettibile sugli strumenti odierni.
Segnali secondari indicano inoltre che nel sistema potrebbe nascondersi un altro ospite: un corpo più massiccio, forse un pianeta gigante o una nana bruna, situato più all’esterno. La presenza di questo compagno ingombrante potrebbe aver influenzato la formazione di HD 137010 b e la sua posizione attuale. Missioni future come PLATO dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) avranno il compito di monitorare queste stelle per anni, cercando di catturare nuovamente il passaggio del “clone” terrestre e svelare, una volta per tutte, se quel freddo mondo lontano possa davvero ospitare un oceano o, chissà, i segni della vita.



