Il tumore al polmone non riguarda più solo i fumatori. Sempre più persone che non hanno mai acceso una sigaretta ricevono una diagnosi di questa malattia, e la scienza ha trovato un colpevole chiaro: l’aria che respiriamo. Uno studio internazionale, pubblicato su Nature e basato su dati del progetto Sherlock-Lung, ha analizzato il codice genetico dei tumori di 871 pazienti mai fumatori provenienti da 28 aree geografiche. Il risultato? Dove l’aria è più inquinata, le cellule dei polmoni presentano un numero molto più alto di mutazioni cancerogene.
I ricercatori hanno rilevato che queste mutazioni del DNA nei non fumatori erano sorprendentemente simili a quelle riscontrate nei fumatori. In particolare, è stato osservato un legame diretto tra l’inquinamento da polveri sottili (note come PM2.5) e le mutazioni del gene TP53, un gene fondamentale per prevenire lo sviluppo di tumori. Questo stesso gene è spesso danneggiato nei fumatori, ma ora si scopre che anche chi non fuma può sviluppare lo stesso tipo di danno genetico se vive in ambienti molto inquinati.
Inoltre, lo studio ha evidenziato che le persone esposte a maggiori livelli di inquinamento avevano telomeri più corti. I telomeri sono piccole strutture che proteggono i cromosomi durante la divisione cellulare, un po’ come i terminali di plastica che tengono insieme i lacci delle scarpe. Quando questi si accorciano troppo velocemente, le cellule diventano instabili e il rischio di tumore aumenta.
Un altro elemento sorprendente emerso dallo studio è la diversità geografica delle mutazioni. Nei pazienti di Europa e Nord America, ad esempio, sono state riscontrate più mutazioni nel gene KRAS, mentre nei pazienti dell’Asia orientale erano più frequenti le mutazioni in EGFR e TP53. Questo suggerisce che l’impatto dell’ambiente sul genoma varia a seconda della zona del mondo e dei diversi tipi di esposizione.

Uno dei risultati più importanti riguarda una firma genetica chiamata SBS4, già nota per essere legata al fumo di sigaretta. Nei non fumatori esposti ad alto inquinamento atmosferico, questa firma è aumentata di quasi quattro volte. È stato osservato anche un incremento del 76% della firma SBS5, associata a mutazioni che si accumulano nel tempo come un “orologio molecolare”. Più l’aria è inquinata, più aumentano queste mutazioni, secondo un chiaro rapporto dose-risposta: più smog, più danni genetici.
Non solo l’aria: anche alcune medicine tradizionali possono avere un ruolo. I ricercatori hanno notato che nei pazienti di Taiwan erano presenti mutazioni legate all’acido aristolochico, una sostanza tossica contenuta in alcune erbe medicinali cinesi. Queste mutazioni sono risultate quasi assenti in altri Paesi e concentrate solo nei non fumatori, suggerendo un effetto nocivo specifico di questi rimedi.
Sorprendentemente, l’esposizione al fumo passivo non è risultata associata a mutazioni specifiche o a una maggiore quantità di danni genetici nei tumori, a differenza dell’inquinamento. Questo non significa che il fumo passivo sia innocuo, ma piuttosto che, nel caso del tumore al polmone nei non fumatori, l’inquinamento atmosferico sembra avere un impatto molto più profondo e sistematico.
Con circa 2,5 milioni di nuovi casi all’anno, il cancro ai polmoni resta la prima causa di morte oncologica al mondo. Anche se il numero di fumatori diminuisce, la malattia continua a colpire milioni di persone. In Cina, oltre un milione di morti annuali è legato a fattori ambientali come smog e contaminanti, e anche nel Regno Unito si stimano più di 1.100 nuovi casi l’anno tra i non fumatori.



