La stella del tennis Jannik Sinner è solito indossare una fascia nera durante gli allenamenti. Non si tratta di un semplice accessorio di moda o di un tergisudore. Sotto la fascia si cela FocusCalm, un dispositivo che monitora le sue onde cerebrali in tempo reale, aiutandolo a raggiungere la massima concentrazione.
Questa fascia neurale, dotata di sensori elettroencefalografici (EEG), raccoglie dati cerebrali per misurare e migliorare la concentrazione e la gestione dello stress durante l’attività fisica. Come un cardiofrequenzimetro per il cuore, FocusCalm “ascolta” l’attività elettrica del cervello. Un algoritmo di intelligenza artificiale analizza i dati, quantificando il livello di focus. L’app collegata offre meditazioni guidate e giochi di neuro feedback per allenare il cervello a privilegiare stati di calma e concentrazione. Dov’è il problema? In teoria non ce ne sono, perché si tratta di un dispositivo permesso.

Il punto è che, secondo un’inchiesta della testata investigativa americana Hunterbrook, BrainCo, l’azienda produttrice di FocusCalm, pur essendo nata ad Harvard, ha la sua sede principale in Cina e riceverebbe finanziamenti dalla China Electronics Corporation, un contractor militare soggetto a sanzioni americane.
In sostanza, i dati emersi dal monitoraggio potrebbero essere diffusi dunque col governo cinese.
L’inchiesta suggerisce anche collaborazioni di BrainCo con produttori di robot militari e università della difesa, aprendo scenari preoccupanti sull’uso potenziale dei dati cerebrali in ambito militare. Sinner, ossessionato dall’ottimizzazione delle performance, incarna l’atleta moderno, attento a dieta, allenamento mentale e monitoraggio dei parametri vitali.
Mentre condividiamo dati su Instagram, utilizziamo smartwatch e app per la meditazione, spesso ignoriamo il prezzo nascosto di questa condivisione. I dati cerebrali di un campione come Sinner possono avere un valore enorme, anche per scopi militari. Ma anche i nostri pattern di sonno, stress, concentrazione, anche il ciclo femminile, possono essere preziosi per qualcuno. Prima di adottare tecnologie invasive, dovremmo chiederci: chi controlla i nostri dati? Quanto valgono le nostre informazioni? Esistono alternative meno invasive?



