Il Super Bowl 2026 si trasforma in campo di battaglia per le intelligenze artificiali. Anthropic, società creatrice del chatbot Claude, ha scelto l’evento sportivo più seguito negli Stati Uniti per lanciare un attacco frontale a OpenAI e al suo ChatGPT. L’arma? Quattro spot pubblicitari che gridano una sola parola: tradimento.
Con 127 milioni di spettatori registrati al Super Bowl 2025 (dati Nielsen), quegli slot pubblicitari valgono oro. Anthropic ha investito in quattro video da 60 secondi ciascuno, scegliendo una strategia aggressiva e provocatoria per comunicare un messaggio chiaro: ChatGPT sta per tradire la fiducia di chi lo usa introducendo pubblicità nelle conversazioni.
Tutti e quattro gli spot seguono uno schema narrativo preciso. Nel primo, un trentenne chiede aiuto a una psicologa per migliorare il rapporto con sua madre. La specialista, dallo sguardo vuoto e tono robotico, inizia con consigli sensati: ascolto attivo, cercare interessi comuni. Poi arriva la svolta: raccomanda “Golden Encounters”, un sito di incontri per uomini giovani interessati a donne mature. Il paziente resta spiazzato.
Gli altri tre video replicano lo stesso meccanismo. Un personal trainer suggerisce a un ragazzo magro di comprare solette per sembrare più alto. Un’amica propone servizi di prestito a chi vuole aprire un’attività. Un professore universitario, dopo aver elogiato il lavoro di una studentessa, le consiglia di acquistare un gioiello in sconto. Ogni spot si chiude con la stessa scritta finale: “Le pubblicità stanno arrivando sull’AI. Ma non su Claude”.
Il riferimento è palese, anche se OpenAI non viene mai nominato esplicitamente. A metà gennaio, ChatGPT ha annunciato che presto ospiterà annunci pubblicitari nelle risposte fornite agli utenti. Non a tutti: solo chi usa il servizio gratuitamente o con l’abbonamento economico da 8 dollari. È il primo chatbot a introdurre questo modello, già diffuso in social network e piattaforme di streaming.
I quattro personaggi degli spot (psicologa, personal trainer, docente, amica) rappresentano provocatoriamente ChatGPT e mostrano come le pubblicità potrebbero inserirsi nelle conversazioni in modo inatteso, talvolta nei momenti di maggiore vulnerabilità emotiva. Anthropic, che ha fatto dell’etica nell’intelligenza artificiale una delle sue bandiere, non usa mezzi termini: tradimento, violazione, slealtà, inganno.
Sam Altman, fondatore di OpenAI, non ha tardato a rispondere. Su X, l’imprenditore ha ammesso che gli spot sono “divertenti” e di aver riso. Tuttavia, ha bollato l’attacco come “chiaramente disonesto”, spiegando che le pubblicità su ChatGPT non funzioneranno nel modo rappresentato nei video. “Non siamo stupidi e sappiamo che i nostri utenti lo rifiuterebbero”, ha scritto.
La replica di Altman include anche una frecciata finale: “Anthropic offre un prodotto costoso a persone ricche”. OpenAI, invece, punterebbe a democratizzare l’accesso all’AI portandola a miliardi di persone che non possono permettersi abbonamenti a pagamento. Una difesa della scelta pubblicitaria come strumento di inclusione digitale.
Questa battaglia pubblicitaria segna un momento cruciale nell’evoluzione del mercato dei chatbot. Anthropic si è già distinta per posizioni etiche rigide: quest’estate si è scontrata persino con il Pentagono, nonostante un contratto da 200 milioni di dollari, perché l’ente militare voleva usare le sue tecnologie per la sorveglianza di massa.
Il Super Bowl diventa così la vetrina non solo di una rivalità commerciale, ma di un dibattito più ampio: come vanno finanziati i servizi di intelligenza artificiale? È accettabile inserire pubblicità nelle conversazioni con i chatbot per garantire l’accesso gratuito a milioni di persone, o questo compromette irrimediabilmente qualità e affidabilità del servizio?
Da parte sua, Anthropic ha dichiarato che genererà ricavi attraverso contratti enterprise e abbonamenti a pagamento, reinvestendoli nel miglioramento di Claude. Un approccio che presenta dei compromessi, come riconosce la stessa azienda, ma che secondo loro preserva l’integrità del servizio.



