Il governo britannico ha deciso di rispondere con la massima fermezza a quella che definisce una vera e propria emergenza sociale e di sicurezza: la creazione di immagini sessuali non consensuali tramite l’intelligenza artificiale. La ministra della Tecnologia, Liz Kendall, ha annunciato che questa settimana diventerà pienamente operativa una legge che punisce chi genera o richiede contenuti intimi artificiali senza il permesso degli interessati. Al centro dello scontro c’è Grok, il chatbot di Elon Musk, accusato di essere diventato uno strumento sistematico per molestare donne e minori.
Nelle ultime settimane, la piattaforma X è stata travolta da un’ondata di contenuti definiti “disgustosi” dalle autorità. Gli utenti hanno sfruttato le capacità di Grok per manipolare foto reali, trasformandole in immagini pedopornografiche o sessualmente esplicite. Particolarmente allarmanti sono le segnalazioni della Internet Watch Foundation, che ha individuato materiale ritraente bambine di appena 11 anni. La ministra Kendall ha attaccato duramente la scelta di xAI (la società di Musk) di limitare queste funzioni ai soli abbonati paganti, definendo la mossa un modo cinico per monetizzare l’abuso sulle vittime.

Il caso britannico non è isolato. L’ente regolatore Ofcom ha aperto un’indagine formale, mentre a livello globale la reazione è stata drastica. Malesia e Indonesia hanno già imposto un bando totale su Grok. L’Unione Europea ha avviato un’investigazione, con la presidente Ursula von der Leyen che si è detta inorridita dalla facilità con cui la tecnologia viene usata per “spogliare” digitalmente le persone.
La risposta di X è rimasta ostile, limitandosi a inviare messaggi automatici di disprezzo verso la stampa tradizionale invece di fornire chiarimenti sulle misure di sicurezza.
Mentre l’Europa accelera sulla protezione dei cittadini, la situazione negli Stati Uniti appare più complessa. Se da un lato alcuni senatori sostengono che l’intelligenza artificiale non debba godere di immunità legale, dall’altro l’amministrazione guidata da Donald Trump ha criticato le restrizioni europee, etichettandole come una forma di censura. Questo scontro di civiltà giuridica mette in luce una sfida epocale: decidere se la libertà tecnologica di pochi possa prevalere sul diritto fondamentale alla dignità e al consenso di milioni di donne e ragazze in tutto il mondo.
