Esiste un oggetto che, meglio di qualunque altro, incarna l’anima di Napoli: non è solo uno strumento da cucina, ma un generatore di tempo e socialità. Parliamo della cuccumella, la caffettiera tradizionale napoletana che ha regnato nelle case partenopee ben prima che la moderna moka facesse la sua comparsa. Se oggi siamo abituati alla rapidità di un espresso, la cuccumella ci riporta a un’epoca in cui il caffè era un rito di pazienza, un’estrazione lenta che seguiva esclusivamente le leggi della gravità.
Questa caffettiera deve la sua immortalità a Eduardo De Filippo, gigante del teatro, che nella commedia Questi Fantasmi le dedicò un monologo diventato il manifesto della filosofia napoletana. Eduardo, parlando dal balcone, spiegava come il caffè non fosse solo una bevanda, ma un atto di cura meticolosa, contrapponendo la saggezza della tradizione alla fretta della modernità.
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A differenza della moka, dove l’acqua viene spinta verso l’alto dalla pressione del vapore, la cuccumella lavora per percolazione. È composta da due cilindri che si incastrano l’uno nell’altro. Nel serbatoio inferiore si mette l’acqua, mentre nel cuore della macchina si posiziona il filtro con la polvere di caffè.
Il momento magico avviene quando l’acqua bolle: a quel punto, con un gesto deciso ma fluido, la caffettiera va capovolta. L’acqua bollente inizia così a scivolare lentamente attraverso il filtro, goccia dopo goccia, raccogliendosi nel serbatoio che ora si trova in basso. È una danza silenziosa che richiede minuti di attesa, durante i quali l’aroma invade la stanza.
Eduardo nel suo monologo rivelava un trucco fondamentale: il coppitello. Si tratta di un piccolo cono di carta da infilare sul beccuccio della caffettiera durante l’attesa. Lo scopo? Impedire che il “fumo denso” del primo caffè — quello più carico di oli e profumi — si disperda nell’aria, preservando tutta la fragranza all’interno della caraffa.
Dal punto di vista del gusto, il risultato è profondamente diverso da quello della moka. Il caffè della cuccumella è più morbido, vellutato e delicato. Poiché l’acqua non viene forzata dalla pressione e la temperatura resta leggermente più bassa, non c’è rischio di “bruciare” la polvere. Il sapore che ne deriva è rotondo, capace di esaltare le sfumature più dolci e fruttate delle miscele pregiate.
Sebbene nel dopoguerra la moka di Bialetti abbia conquistato le case per la sua praticità, oggi stiamo assistendo a una riscoperta della cuccumella. Non è solo nostalgia: le nuove generazioni, sempre più attente alla sostenibilità e alla qualità, vedono in questo metodo un modo per riappropriarsi del proprio tempo. Molti baristi contemporanei stanno riproponendo questo rito per invitare i clienti a fermarsi, a chiacchierare e a godersi il lusso di un’attesa che trasforma una semplice bevanda in un’esperienza sensoriale completa.



