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Home » Lifestyle » Cibo » Feta greca a rischio: mezzo milione di animali abbattuti, prezzi in aumento del 40%

Feta greca a rischio: mezzo milione di animali abbattuti, prezzi in aumento del 40%

Un'epidemia di vaiolo ovino decima gli allevamenti greci: mezzo milione di animali abbattuti. Prezzi della feta DOP in aumento del 40%, produzione a rischio nel 2026.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene3 Febbraio 2026
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Feta greca
Feta greca (fonte: Unsplash)

Il 2026 si preannuncia come un anno critico per gli amanti della feta: un’epidemia di vaiolo ovino e caprino sta decimando gli allevamenti greci, mettendo a rischio le forniture del celebre formaggio a Denominazione di Origine Protetta e provocando aumenti di prezzo già significativi. Tra gennaio e ottobre 2025 l’import in Italia è cresciuto del 40%, ma la situazione potrebbe presto invertirsi drasticamente.

Secondo quanto riportato da Assolatte, sono circa mezzo milione le pecore e capre abbattute in Grecia dall’agosto 2024, quando è stato rilevato il primo caso di vaiolo. Si tratta del 5% dell’intero gregge nazionale, una percentuale che sta avendo ripercussioni dirette sulla quantità di latte disponibile per la trasformazione casearia.

Il vaiolo ovino e caprino è una malattia virale altamente contagiosa tra gli animali, ma completamente innocua per l’uomo. Il virus si trasmette soprattutto per via aerea provocando ulcere e lesioni cutanee negli animali infetti. La sua capacità di resistere nell’ambiente è impressionante: può rimanere vitale nei locali e sulle superfici fino a sei mesi, rendendo estremamente difficile il controllo della sua diffusione.

Dal primo focolaio nella regione settentrionale della Grecia, la situazione è degenerata rapidamente: ad oggi sono stati confermati 2.061 casi in 2.559 aziende agricole distribuite su tutto il territorio nazionale. Solo tra il 10 e il 18 gennaio sono stati rilevati 16 nuovi casi nella Grecia centrale e settentrionale e nel Peloponneso occidentale. La regione della Tessaglia, cuore pulsante della produzione lattiero-casearia greca, è stata tra le più duramente colpite.

A rischio c’è un settore che vale 700-750 mila tonnellate di latte ovino e 160-180 mila tonnellate di latte caprino, che insieme sostengono una produzione casearia annua di 200-230 mila tonnellate. L’export caseario greco ha raggiunto quasi 1 miliardo di euro nel 2024, di cui l’80% rappresentato dalla feta, per un valore di 786 milioni di euro.

Atlante, azienda specializzata nei prodotti ellenici che gestisce un quarto del mercato retail italiano con i brand Kionas e Pavlakis, lancia l’allarme. Giovanna Chiarini, direttore commerciale Italia, spiega che al momento non si registrano ancora disagi sull’import, ma l’incertezza sui volumi sta scatenando una corsa all’accaparramento del latte con una forte ripercussione sui prezzi. Gli importatori sono in allerta anche per quanto riguarda il rischio di frode, con il timore che i produttori possano ricorrere a latte estero o a latte vaccino europeo.

Una capra e un gregge di pecore in Grecia
Una capra e un gregge di pecore in Grecia (fonte: Unsplash)

La feta non è un formaggio qualunque. Per ottenere la prestigiosa Denominazione di Origine Protetta, deve essere prodotta principalmente con latte di pecora, spesso miscelato con una percentuale di latte di capra, e provenire esclusivamente da specifiche aree della Grecia. Circa l’80% del latte di pecora e capra prodotto nel paese serve proprio per realizzare questo formaggio dal sapore intenso e leggermente salato.

Nel paese ellenico si consuma uno scontro tra allevatori e governo sulla gestione dell’emergenza. Secondo le normative sanitarie internazionali è obbligatorio l’abbattimento immediato di intere mandrie al rilevamento anche di un singolo caso positivo: questa drastica misura sta però mettendo in ginocchio migliaia di allevatori. Gli agricoltori lamentano eccessivi ritardi nella gestione dell’emergenza, mentre l’Esecutivo stigmatizza le scarse condizioni igieniche in cui opererebbero le società agricole.

La Commissione Europea, attraverso il Commissario per la Protezione degli Animali Oliver Varhelyi, ha offerto gratuitamente i vaccini ad Atene, poiché la vaccinazione è considerata l’unica misura aggiuntiva in grado di fermare l’emergere di nuovi focolai. Tuttavia il governo greco ha più volte rifiutato questa soluzione: secondo il vice ministro dell’Agricoltura Christos Kellas, vaccinare gli animali classificherebbe la Grecia come paese dove il vaiolo ovino è endemico, compromettendone lo status di esportatore di animali vivi.

Gli allevatori, esasperati, hanno deciso di bloccare le strade nazionali per oltre 40 giorni in una delle più grandi mobilitazioni degli ultimi anni. La vaccinazione di massa è una delle loro richieste principali. Tensioni politiche e sociali hanno causato scioperi e manifestazioni, con blocchi stradali che rallentano la circolazione.

Gli effetti si stanno già facendo sentire: nei ristoranti e nelle taverne greche, le forniture irregolari costringono i cuochi a riorganizzare costantemente i menu, riducendo progressivamente le porzioni di feta presenti nei piatti. Secondo gli allevatori, i prezzi sono già aumentati e si prevede un ulteriore peggioramento in primavera, quando le carenze diventeranno più evidenti e la domanda stagionale aumenterà.

E in Italia? Giovanni Filippini, Commissario straordinario alla Peste Suina Africana e direttore generale della Salute animale presso il Ministero della Salute, conferma che ovviamente esistono rischi per gli ovini italiani. Proprio per questo l’Italia dispone di un sistema di controlli negli scambi intra-comunitari: è l’unico paese europeo ad avere specifici uffici veterinari che gestiscono controlli e tracciabilità sugli animali vivi e sui prodotti di origine animale provenienti dai paesi membri, con sistemi di sorveglianza attivi su tutto il territorio.

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