Squali a rischio estinzione vengono venduti regolarmente come cibo nei supermercati, mercati ittici e piattaforme online degli Stati Uniti. Questa la denuncia di un recente studio condotto dall’Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, pubblicato su Frontiers in Marine Science. I ricercatori hanno analizzato 29 prodotti a base di squalo acquistati tra il 2021 e il 2022 in diverse località, tra cui Washington D.C., Carolina del Nord, Florida e Georgia, utilizzando il DNA per identificare le specie.
I risultati sono sconcertanti: quasi un terzo dei campioni proveniva da specie in pericolo o criticamente in pericolo, come lo squalo martello maggiore, lo squalo martello smerlato, lo smeriglio e la verdesca.
L’etichettatura errata o ambigua è risultata una pratica diffusa. Solo un prodotto su 29 riportava un’etichetta corretta con l’indicazione della specie. Questo impedisce ai consumatori di sapere cosa stanno effettivamente acquistando, con prezzi che variano notevolmente: la carne fresca di squalo veniva venduta a partire da 6,56 dollari al chilo, mentre quella essiccata superava i 200 dollari al chilo.

Oltre al problema della conservazione, si aggiunge la questione sanitaria. Alcune specie di squalo, come gli squali martello, contengono alti livelli di mercurio, metilmercurio e arsenico, sostanze tossiche che possono danneggiare il cervello e il sistema nervoso, causare il cancro e compromettere lo sviluppo fetale.
La situazione è aggravata dal fatto che, una volta trasformati in filetti o carne essiccata, gli squali diventano praticamente impossibili da identificare visivamente, creando delle scappatoie nelle restrizioni commerciali. Le popolazioni di squali sono già diminuite di oltre il 70% dagli anni ’70 a causa della pesca accidentale, del cambiamento climatico, della distruzione dell’habitat e della pesca eccessiva. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) stima che oltre un terzo delle specie di squalo sia attualmente minacciato di estinzione.
Gli autori dello studio chiedono un’etichettatura più rigorosa a livello di specie per proteggere sia i consumatori che le popolazioni di squali vulnerabili.



