Regalare rose rosse o preparare una cena a lume di candela sono gesti d’amore comprensibili tutto l’anno, ma l’immagine di un bambino nudo e armato di frecce sembra avere senso solo il 14 febbraio. Eppure, la figura di Cupido non è sempre stata quella dell’innocuo cherubino che vediamo oggi sui biglietti d’auguri; le sue origini affondano in un passato mitologico molto più complesso e inquietante.
Prima di diventare il “bimbo cicciottello” dell’immaginario collettivo, Cupido era conosciuto dai Greci come Eros, un giovane uomo affascinante e potente. Figlio di Afrodite (dea della bellezza) e, secondo alcune versioni, di Ares (dio della guerra), Eros non usava le sue frecce per unire le persone in modo gioioso. Al contrario, il suo potere era spesso una punizione: un suo colpo poteva condannare chiunque a un desiderio ossessivo e non corrisposto. Un esempio celebre è il mito di Apollo, trafitto per vendetta da Eros e condannato a inseguire la ninfa Dafne, la quale fu costretta a trasformarsi in un albero pur di sfuggirgli.

Con il passare dei secoli, intorno al IV secolo a.C., la figura del dio iniziò a subire un processo di “addolcimento”. I romani, che lo ribattezzarono Cupido, preferirono immaginarlo come il figlio ubbidiente di Venere, privandolo della sua carica aggressiva. Questa trasformazione artistica lo portò a rimpicciolirsi progressivamente fino a diventare, durante il Rinascimento, il neonato alato che pittori come Caravaggio hanno reso celebre.
Ma come ha fatto una divinità pagana a diventare il testimonial di una festa dedicata a un martire cristiano? La connessione non è diretta, ma frutto di coincidenze storiche. Nel Medioevo, il poeta Geoffrey Chaucer associò il 14 febbraio al romanticismo, descrivendolo come il giorno in cui gli uccelli scelgono la propria compagna. Poiché sia San Valentino che la figura del “piccolo Cupido” erano diventati indipendentemente simboli dell’amore, l’industria dei biglietti d’auguri nell’Ottocento decise di unirli.
L’ingresso definitivo nella cultura di massa avvenne nel 1913, quando la Hallmark iniziò a produrre in serie cartoline di San Valentino, rendendo il Cupido armato di arco una presenza fissa in ogni negozio. Accanto a lui, anche le rose rosse hanno una radice mitologica: si dice che Afrodite creò la prima rosa rossa pungendosi con una spina, tingendo con il suo sangue un fiore originariamente bianco. Da allora, il rosso della passione e le frecce del piccolo dio sono diventati gli ingredienti inseparabili della festa più dolce dell’anno.



