Il Giappone si trova ad affrontare un paradosso demografico senza precedenti. Da un lato, celebra un impressionante record di longevità: quasi 100 mila centenari, un traguardo raggiunto per il 55° anno consecutivo. Dall’altro, si confronta con una crisi demografica silenziosa, con una natalità ai minimi storici che minaccia l’equilibrio sociale ed economico del Paese.
Il Ministero della Salute giapponese ha recentemente annunciato che il numero di centenari ha raggiunto quota 99.763, un aumento di oltre 4.600 unità rispetto all’anno precedente. Un dato che conferma una crescita costante dal 1963, anno in cui iniziò il censimento degli ultracentenari. Questa straordinaria longevità è particolarmente evidente tra le donne, che rappresentano l’88% dei centenari.

Ma dietro a questo primato si cela una realtà preoccupante. La natalità in Giappone ha toccato un nuovo minimo storico nel 2024, con meno di 700 mila nascite, un dato allarmante che si traduce in un calo naturale di oltre 900 mila persone. Il tasso di fertilità, fermo a 1,15 figli per donna, è ben al di sotto del livello di sostituzione generazionale, e a Tokyo scende addirittura sotto l’unità.
Questo squilibrio tra longevità e denatalità crea una serie di sfide cruciali per il Giappone. La pressione sui sistemi pensionistici e sanitari è in costante aumento, mentre la forza lavoro si riduce progressivamente. Le aree rurali, in particolare, soffrono di un crescente spopolamento, accentuando il divario demografico tra le diverse regioni del Paese. Prefetture come Shimane, Kochi e Tottori registrano la più alta concentrazione di centenari, mentre aree urbane come Saitama, Aichi e Osaka presentano tassi significativamente inferiori.
Il Giappone si trova quindi a dover gestire un delicato equilibrio. Da un lato, celebra la longevità dei suoi cittadini come simbolo di salute e benessere. Dall’altro, deve affrontare le conseguenze di una crisi demografica che minaccia la sostenibilità del suo modello sociale ed economico. L’esperienza giapponese rappresenta un caso studio emblematico per il resto del mondo, un monito (paradossale) sulla fragilità delle società avanzate di fronte alle sfide dell’invecchiamento e del calo delle nascite.



